Caso Bignardi. Un impavido Mario Adinolfi affronta il "triangolo della morte" e non solo

04 febbraio 2014 ore 12:05, intelligo
Caso Bignardi. Un impavido Mario Adinolfi affronta il 'triangolo della morte' e non solo
In un post su facebook Mario Adinolfi, giornalista e renziano della prima ora, polemizza con quello che si potrebbe definire "il triangolo della morte". Di chi parla? 
Del "sistema di potere Adriano Sofri-Daria Bignardi-Luca Sofri". Infatti scrive che "se la maldicenza è sport nazionale, non azzardatevi a toccare quel triangolo". Poi parla, non senza un pizzico di sana incoscienza, del comico intervento "di Enrico Letta emesso nella forma solenne del comunicato stampa di Palazzo Chigi per difendere i tre da una battuta che ci stava tutta del M5S (se a Di Battista fai tre domande inutili e petulanti sul padre "fascista", ti si potrà ricordare il suocero mandante dell'assassinio di un servitore dello Stato 34enne con due figli piccoli?). La questione attiene a questo capitolo: quel triangolo di potere non si tocca". Ma non si ferma qui il giornalista dallo spirito "ribelle". Ricorda la storia, fa un passo in più rispetto alle critiche del M5S, non insinua nulla, ma decide di raccontare. "(...)  il sistema di potere è talmente ben congegnato che colui che Adriano Sofri mandò a sparare a Luigi Calabresi, a freddo da vigliacco alla schiena, si chiama Ovidio Bompressi e in Italia la grazia al povero disgraziato che sta morendo in carcere non la danno mai (ultimo caso, Vincenzo Di Sarno, a Poggioreale, googlatevi la storia e vedetevi la risposta del Quirinale) ma a Bompressi sì. Napolitano graziò Bompressi a tempo di record, otto anni fa, perché era 'malato incurabile'. Inutile dirvi che è ancora tranquillamente tra noi. Libero". Poi sottolinea quanto la giustizia abbia tempi e procedure diverse, di caso in caso. E la sua sembra proprio una denuncia: "Avete presente il metodo Raffaele Sollecito? Lo condannano in secondo grado e subito gli tolgono il passaporto e se fa una gita di mezza giornata in Austria si mobilitano polizia, carabinieri e tutti i giornali. Giorgio Pietrostefani annunciò che non sarebbe fatto prendere e il 24 gennaio 2000, giorno in cui venne condannato in secondo grado, applicò la promessa andandosene latitante in Francia. Qualche giornale ha mai gridato alla scandalo? Ma no, so' ragazzi...". E poi la chicca. La vera casta sono loro per Adinolfi: "I  sistemi di potere funzionano così: ci si protegge e ci si fa propaganda. (...) L'orrore di cui sono stati capaci quegli infami è tabù. Il loro sistema di connivenze anche. Imparate la lezione e non dimenticatela".
autore / intelligo
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