Famiglia. Volonté (Novae Terrae): "Hollande tornerà all'attacco. Ma ora sa che dovrà fare i conti con un popolo reale"

04 febbraio 2014 ore 15:45, Marta Moriconi
Famiglia. Volonté (Novae Terrae): 'Hollande tornerà all'attacco. Ma ora sa che dovrà fare i conti con un popolo reale'
Ieri la notizia della marcia indietro del governo francese sulla nuova legge sulla famiglia.  A un giorno dalla manifestazione di protesta  Manif Pour Tous, organizzata a Lione e a Parigi,  ma anche a Madrid e Varsavia, come a Roma, Budapest, Mosca, Bucarest, Bruxelles, Londra, il successo assume un significato ulteriore. IntelligoNews ne ha parlato con Luca Volontè, presidente della Fondazione Novae Terrae e già presidente del gruppo dei Popolari Europei nel Consiglio d’Europa, che riflette senza farsi prendere da facili entusiasmi: « Io penso che il progetto socialista, che ha queste caratteristiche giacobine, non possa privarsi di una legge sulla famiglia, quindi temo che dopo le elezioni Europee il governo tornerà alla carica». Poi affronta il delicato tema del «ritrarsi del movimentismo cristiano nel nostro Paese» parlando anche della Manif PourTous Italia come di «un embrione, che cresce di mese in mese e dimostra che coscienza e responsabilità sono più diffuse tra i cittadini che tra i nostri cosiddetti 'responsabili'». Quanto al voto sul rapporto Lunacek per i diritti Lgbt, sentito poco prima che fosse approvato il testo, Volontè sperava in una bocciatura europea, come fu per il rapporto Estrela, ma aveva già chiarito cosa avrebbe comportato un via libera. La marcia indietro del governo francese: è saltata la nuova legge sulla famiglia. Una vittoria che rappresenta un precedente e storicamente una sorta di rivincita della Vandea contro il giacobinismo?   «E’ una vittoria certamente importante, ma aspettiamo di vedere se sarà definitiva. Io penso che il progetto socialista, che ha queste caratteristiche giacobine, non possa privarsi di una legge sulla famiglia, quindi temo che dopo le elezioni Europee il governo tornerà alla carica su questo tema. Tuttavia è un scoglio importante perché finalmente l’esecutivo, per la prima volta in Francia, prende atto che c’è un popolo reale nelle piazze che chiede di essere non solo ascoltato, ma anche di evitare forzature da parte dell’esecutivo». Per vincere occorre unirsi. La vittoria di cui stiamo parlando, sembra anche il frutto di una “buona battaglia” che ha visto musulmani, ebrei e cattolici scendere in campo coesi, e forse indica anche la strada da intraprendere per chi lotta in difesa della vita e quindi della famiglia? «Certo. Questo è quello che io dico da sempre, già scrissi una lettera aperta a tutte le realtà francesi che sono per la famiglia, e si oppongono all’ideologia del gender. A Lione ho avuto modo di parlare davanti al Cardinale Barbarin e al muftì della Grande Moschea della città, che avevano confermato la loro presenza e invitato i propri fedeli ad esserci. Questo è quello che capita nelle manifestazioni ordinarie che si tengono ogni giorno in Francia. E questo è ciò che rappresenta una grande forza e un salto di qualità intelligente, al quale tutti dovremmo guardare con interesse». A proposito di salto di qualità: certe caratteristiche sono proprie del popolo francese. Ma sono applicabili anche agli italiani? «Dopo che Prodi tentò di introdurre i Dico, da quel momento in poi, c’è stato un ritrarsi del movimentismo cristiano nel nostro Paese, che riguarda la sfera pubblica e temi altrettanto importanti. Basta pensare a cosa stanno introducendo nel nostro Paese attraverso l’incivile legge che prende a tema un’emergenza inventata come quella dell’omofobia, o le linee guida bavaglio nei confronti dei giornalisti, o i primi passi per un’educazione e decostruzione- psicologica e poi ricostruzione omosessualista nei nostri bambini. Bisogna prendere atto che in questi ultimi anni la coscienza e la responsabilità, almeno di chi guida in questo momento l’impegno cristiano nel nostro Paese, siano venute affievolendosi. E in Italia, come da altri parti, stanno nascendo movimenti spontanei. La stessa Manif PourTous Italia è un movimento embrionali che cresce di mese in mese e dimostra che questa coscienza e responsabilità sono più diffuse tra i cittadini che tra i nostri cosiddetti responsabili». Ue. Oggi si vota il rapporto Lunacek per i diritti Lgbt. Cosa si aspetta? «Mi aspetto che venga confermato il buon voto e quindi il voto contrario, come accadde pochi mesi fa per il rapporto Estrela, bocciato in Europa. Lì c’era il tentativo di suggerire a tutti i Paesi, con una certa forza  da parte del Parlamento europeo, l’introduzione a tutti i livelli dell’agenda dell’ideologia gender. Che significava  l’insegnamento ai bambini all’educazione sessuale fin dalle elementari, decostruire le figure del padre della madre e tutto quello che stiamo vedendo sui quotidiani italiani che riportano notizie molto parziali sulle iniziative pro-famiglia, che bollano senza mezzi termini come omofobiche. Ecco, penso che il buon voto di dicembre dunque, possa essere riconfermato oggi. Se il rapporto Lunacek venisse approvato spetterebbe poi alla Commissione trovare i modi di promuovere questo tipo di ideologia ma, come tutti sappiamo, i Paesi hanno la loro autonomia nell’accettare o meno suggerimenti di questo tipo». Passiamo alla Spagna. E alla sua riforma dell’aborto. Come legge quanto sta accadendo là? «La situazione è diversa là. Quando il governo Zapatero introdusse delle norme assurde legate all’aborto veloce o a quello senza il consenso dei genitori per le minorenni, al divorzio rapido, già due forti movimenti pro famiglia misero in pratica la propria responsabilità civile, organizzando per dieci anni e più di una volta l’anno manifestazioni enormi con oltre dieci milioni di persone nelle piazze spagnole. Da un certo punto di vista il governo di Rajoy, che aveva promesso di cambiare queste leggi già in campagna elettorale, sta facendo il suo dovere con questa riforma. Ovviamente chi si era battuto contro le leggi Zapatero chiede dei passi ulteriori, ma in mancanza d’altro accoglie queste modifiche come positive». Ci permetta un’ultima, indiscreta, domanda. Ma il suo impegno politico qui in Italia è terminato definitivamente? «Il mio impegno è terminato da quando ho dovuto prendere in atto di non essere più ricandidato. E da quando non sono più il presidente del gruppo dei Popolari Europei nel Consiglio d’Europa non sono più interessato a nessun tipo di impegno politico in prima persona. Occorre grande realismo: il sistema politico italiano ha bisogno di energie giovani, coscienti dei propri valori, che si vogliano proporre e capaci di fare buone battaglie». In qualità di presidente della Fondazione Novae Terrae si dà da fare anche per questo.  Quali sono le prossime battaglie che avete di fronte? «La Fondazione ha lo scopo oggi, come abbiamo fatto già nei mesi passati, di aggregare in maniera sussidiaria tutti coloro che già lavorano per promuovere i diritti umani, dalla famiglia alla vita, dalla libertà religiosa fino all’educazione, guardando agli anglicani, agli ortodossi, agli evangelici, ai musulmani… a tutti. Vogliamo unire su ciò che ci unisce e su battaglie concrete». Come la battaglia contro la legge anti-omofobia in Italia? «Certo, in Italia il discorso aggregativo è più complicato che negli altri Paesi: ci sono più pregiudizi a lavorare insieme a fare un lavoro comune. Ma la nostra Fondazione si sta muovendo anche in questa direzione».
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