Quote rosa, adesso le donne in politica sono "imposte"per legge

04 febbraio 2016 ore 10:36, Americo Mascarucci
L’aula della Camera ha approvato in via definitiva la legge sulle quote rosa. 
Dalle prossime elezioni almeno il 40% dei consiglieri regionali dovranno essere donne. 
I si sono stati 334, i no 91 e gli astenuti 21. Hanno votato no Lega, M5S e Ala mentre Fratelli d'Italia e Conservatori e riformisti si sono astenuti. 
Ad oggi la situazione in Italia è abbastanza frastagliata anche se complessivamente arretrata. Tutti i consiglieri regionali italiani sono 897 di cui solo 159 donne pari al 17,7%. Se alcune Regioni del centro-nord hanno percentuali accettabili (Emilia Romagna 34,7%, Toscana 27,5%, Piemonte 26%, Veneto 22%), quelle del Sud invece sono impresentabili: Basilicata 0%, Calabria 3,3% Abruzzo 3,4% Sardegna 6,8%, ecc. Unica eccezione la Campania che si attesta al 22%. 
La legge sulle quote rosa stabilisce che le Regioni a statuto ordinario saranno tenute a disciplinare con legge il sistema elettorale regionale con l'adozione di specifiche misure per la promozione delle pari opportunità tra donne e uomini nell'accesso alle cariche elettive. 
Con le modifiche introdotte la legge nazionale non si limita a prevedere la "promozione della parità tra uomini e donne nell'accesso alle cariche elettive attraverso la predisposizione di misure che permettano di incentivare l'accesso del genere sottorappresentato alle cariche elettive", ma indica anche le specifiche misure da adottare sulla base dei diversi sistemi elettorali in vigore nelle Regioni.
Ecco come distribuire le quote:
Qualora la legge elettorale regionale preveda l'espressione di preferenze, saranno previsti due meccanismi per promuovere la rappresentanza di genere: il primo prevede una quota di lista del 40 per cento (in ciascuna lista i candidati di uno stesso sesso non dovranno superare il 60 per cento del totale); il secondo invece prevede la preferenza di genere e dovrà essere assicurata l'espressione di almeno due preferenze, di cui una riservata a un candidato di sesso diverso. In caso contrario, le preferenze successive alla prima saranno annullate.
Nel caso di liste bloccate dovrà essere prevista l'alternanza tra candidati di sesso diverso, in modo tale che i candidati di un sesso non superino il 60 per cento del totale.
Nei collegi uninominali nell'ambito delle candidature presentate con il medesimo simbolo i candidati di un sesso non dovranno superare il 60 per cento del totale. 

Quote rosa, adesso le donne in politica sono 'imposte'per legge
Intanto sulla questione scoppia il "caso Sardegna". Questa infatti come Regione a statuto speciale in materia di legge elettorale ha competenza primaria.
La responsabilità è tutta nelle mani dell'Assemblea, dove attualmente siedono solo quattro donne: Anna Maria Busia (Sovranità, democrazia e lavoro), Daniela Forma e Rossella Pinna (Pd) e Alessandra Zedda (Fi). Nella precedente legislatura, nell'ambito della riforma della legge elettorale, il Consiglio regionale bocciò con voto segreto la doppia preferenza di genere. A questo punto dunque come uscire dall'impasse?

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