Serviva lo scandalo per impedire la lezione ai magistrati degli ex Br Faranda e Bonisoli?

04 febbraio 2016 ore 12:52, Americo Mascarucci
Alla fine Adriana Faranda e Paolo Bonisoli non hanno tenuto la loro lezione presso la Scuola superiore della Magistratura sul tema della Giustizia Riparativa. 
I due ex brigatisti erano finiti al centro di forti polemiche soprattutto perché numerosi magistrati, appartenenti per lo più a Magistratura Democratica si erano ribellati evidenziando la loro contrarietà a farsi dare lezioni da due ex terroristi. Alla fine dopo una giornata di accesi dibattiti fra magistrati, contrari, favorevoli, o contrari a metà,  il Comitato direttivo della Scuola superiore della Magistratura si è riunito decidendo di annullare la presenza di Faranda e Bonisoli al corso. 
In una nota gli organizzatori del corso spiegano che  "l'incontro non configurava un’attività didattica dei signori Bonisoli e Faranda ma soltanto la testimonianza di un percorso riparativo, i cui protagonisti sono le vittime dei reati. Pur riconfermando la volontà della Scuola di investire nella formazione sulla giustizia riparativa, ha quindi deciso di annullare l'incontro con i due ex brigatisti di cui sopra, ritenendolo inopportuno, e di mantenere inalterato il programma residuo del corso affidato esclusivamente a magistrati e docenti universitari". 
Serviva lo scandalo per impedire la lezione ai magistrati degli ex Br Faranda e Bonisoli?
A questo punto viene spontaneo domandarsi se, in assenza di un vivace dibattito all’interno della Magistratura inevitabilmente amplificato dall’attenzione dei media, si sarebbe arrivati a questa decisione. 
Eppure non serviva la polemica giornalistica per appurare l'inopportunità della presenza dei due ex brigatisti rossi. Perché, finché si tratta di farli entrare nelle università per incontrare gli studenti e parlare degli "anni di piombo" è un conto (e la cosa anche in questo caso è molto discutibile) ma farli addirittura salire in cattedra per "dare lezioni" ai magistrati questo è davvero troppo. Indipendentemente dal percorso di dissociazione e di riabilitazione che i due hanno intrapreso in questi anni. 
Perché, fra le vittime delle Br ci sono stati anche diversi magistrati uccisi perché secondo i brigatisti rappresentavano quello Stato borghese da colpire e rovesciare. 
Come dimenticare ad esempio il sacrificio del giudice Francesco Coco ucciso proprio dalle Br per la linea della fermezza portata avanti nei confronti dei terroristi che avevano rapito il collega e amico Mario Sozzi per la cui liberazione avevano proposto uno scambio di prigionieri. Coco chiamato in qualità di Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Torino a rilasciare un parere circa la possibilità di rimettere in libertà alcuni terroristi reclusi nelle carceri, restò fermo sulle sue posizioni e rifiutò categoricamente di scendere a patti con i brigatisti, al punto poi da opporsi e presentare ricorso in Cassazione contro la decisione della stessa Corte d’Appello che aveva scarcerato alcuni brigatisti. 
Una scelta insomma inoopportuna sin dal primo momento. Serviva insomma lo scandalo per evitare gli ex Br in cattedra?

caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]