Dopo le parole di Draghi, stiamo per uscire dall’Euro?

04 febbraio 2016 ore 13:54, Luca Lippi
“Ci sono forze nell’economia globale di oggi che cospirano per tenere bassa l’inflazione” questo quanto afferma il Governatore della Bce, e sappiamo bene che la deflazione procura inevitabilmente la fine dell’esperienza dell’Euro. La domanda allora emerge prepotente: stiamo per uscire dall’Euro? Perché se fino ad ora le ipotesi di abbattimento del sistema monetario europeo erano frutto di populismi, oggi a tenere conto di alcune novità in campo macroeconomico, per alcuni Paesi abbandonare la moneta unica sarebbe addirittura un bene irrinunciabile. Facciamo una disamina per mettere in luce alcuni elementi per riflettere sull’argomento in autonomia. 
Eviteremo ogni giudizio di merito limitandoci alla cronaca pura. Una moneta unica destinata a rappresentare un’area geografica non del tutto equivalente in termini politici e fiscali è indubbiamente un’anomalia, è come costruire una casa partendo dal tetto, su questo non è necessario fare ricorso a economisti di fama mondiale e neanche a linee politiche da seguire contro ogni logica. Allo stato attuale, l’euro è una moneta unica che impedisce ai singoli paesi di avere sovranità monetaria e quindi di utilizzare la leva del cambio, ovvero di gestire i propri debiti pubblici in funzione di una spesa che deve servire per assorbire la disoccupazione e rilanciare lo sviluppo.

Dopo le parole di Draghi, stiamo per uscire dall’Euro?
Per decontestualizzarci dal merito, possiamo definirla come una moneta di egemonia, dove avendo deciso che ciascun paese deve essere responsabile della propria bilancia dei pagamenti senza aiuti per i paesi deboli, si è rotto il principio di solidarietà. Qualcuno potrebbe obiettare dicendo che questo non è vero poiché l’Europa aiuta (esempio ne sarebbe la gestione del Grexit) ma nei fatti questo non è vero poiché la Grecia è stata solo indebitata, in sostanza si è valutata solo la sua capacità di rimborso e obbligata a raggiungere una stabilità contabile necessaria e sufficiente per conferirle un merito creditizio trasformandola in “buon pagatore”. È una cosa differente aiutare qualcuno procurandosi un reddito invece che offrirgli autonomia finanziaria!

Stabilito questo, l’altra anomalia che mette in dubbio per alcuni la convenienza a rimanere oggi nell’Euro è la netta separazione tra le banche centrali e i governi, per cui si privano questi ultimi della possibilità di avere una spesa pubblica per investimenti, adeguata alle esigenze. Tutto ebbe origine a condizione che si operasse la deindustrializzazione del nostro Paese, nei confronti del quale Germania e Francia erano totalmente non competitivi. Oggi il capitalismo (per come si è trasformato) ultra finanziario massimizza l’emissione di titoli e concentra la liquidità nelle attività finanziarie (errore imperdonabile in una economia sana). Oggi nel mondo ci sono titoli tossici 54 volte il Pil, e scarseggia la liquidità sui consumi e sugli investimenti. 
Questo tipo di economia finisce per essere talmente lontana dalla realtà, e per questo motivo la “realtà” stessa reagisce e reagirà emettendo una propria moneta. Moneta fiduciaria, dunque, sistemi di compensazione, di soluzione alternativa delle dispute economiche, eccetera. Tutto questo rischia di portarci fuori dall’euro.

Da dove potrebbe partire lo scioglimento della moneta unica? Può essere che ci si metta d’accordo in qualche modo, e questa sarebbe la cosa ottimale. O potrebbe anche essere un processo conflittuale, con qualcuno che salta.
La questione che l’Europa ha affrontato con un po’ di miopia è stata quella di tenere lontana la Russia dalla possibilità di offrire aiuto ai Paesi dell’Eurozona particolarmente “offesi” dalla politica monetaria della Troika, e in questo si intravede di più la chiusura alla Russia di una presenza sul Mediterraneo, senza comprendere neanche troppo il perché, visto che gli americani sono pronti a concedere spazio all’Iran nel Medio Oriente. Su questi presupposti diventa sempre meno importante il come si potrebbe uscire dall’Euro, piuttosto si è miopi sul fatto che si sta già uscendo dall’Euro senza accorgersene! Stanno già completandosi sviluppi di economia reale circoscritti a realtà geo-locali (macroregioni o macroaree geo-economicamente compatibili) e questo procurerà risultati inarrestabili nel prossimo futuro.
Poi ci sono altre evidenze, come la Bundesbank che da tempo ha calcolato che non potendo più spremere nulla dalla periferia europea, l’unico sistema per rastrellare denaro è quella di proclamare il termine dell’esperienza “euro” procurando “l’uscita dall’alto”. Che significa? Significa che i Paesi maggiormente indebitati uscendo dall’Euro vedrebbero il ritorno alla loro moneta sovrana con una forte svalutazione, quindi i risparmiatori (e non solo) abbandonerebbero la posizione posizionandosi sulla nuova moneta assai meno svalutata rispetto all’euro, questa è inevitabilmente il supposto Marco tedesco, quindi la Germania raccoglierebbe denaro senza dover procurare necessariamente degli shock. Poi c’è la questione del Brexit, e cioè la Gran Bretagna che già svincolata dall’Euro potrebbe realisticamente abbandonare il “sogno europeo”, e poi c’è l’ipotesi (assai meno credibile) di una presunta terza guerra mondiale. Insomma, alla luce di tutte le evidenze, non sarebbe irrealizzabile.  Riguardo l’Italia, probabilmente la crisi potrebbe costringere il Paese ad abbandonare “l’esperienza”, la crisi può sfociare in disordini sociali, ma soprattutto costringendo l’Italia a doversi difendere dagli attacchi speculativi senza che Roma possa reagire stampando moneta, (compito che spetta a Francoforte) costringerebbe Bankitalia a imporre l’uscita dall’euro. Siamo legati e ora non sappiamo come uscirne. La Banca d’Italia ha già pronto il piano per affrontare l’uscita dall’Euro, anche perché sarebbe grave non averlo. Tuttavia il problema non è uscire o non uscire dall’Euro (le materie prime sono a prezzi ridicoli e quindi non è più valido neanche il principio secondo cui è sconveniente abbandonare la moneta unica)  Il problema è rifiutare di affrontare l’argomento politicamente, preparando i cittadini ad affrontare l’eventuale crisi. Non è una condizione nuova, anzi è quella normale. Siamo entrati in guerra, come nell’euro, con troppa superficialità, gridando slogan “patriottici” è sciocco commettere nuovamente il medesimo errore.
E poi c’è un altro motivo che fa pensare a una probabile uscita dall’Euro, il fatto che Matteo Salvini non cavalchi più l’uscita dalla moneta unica. Spieghiamo meglio: Matteo Salvini certifica la tattica di andare contro ogni decisione europea e quindi non lascia spazi per trovarsi costretto a dover sottoscrivere una iniziativa europea condivisibile, Salvini non dice di uscire dall’Euro perché probabilmente l’Europa deciderà di abbandonare la moneta unica, Salvini dice esattamente: “L’uscita unilaterale dell’Italia sarebbe un casino. Noi stiamo valutando diverse soluzioni: dall’euro a due velocità, all’introduzione di monete per aree più omogenee. Bisogna mettersi intorno a un tavolo e proporre un’Europa diversa. Un tavolo con tutti quelli che ci stanno. Riconosciamo gli errori e pensiamo, da subito, a costruire il domani dell’Europa. Ma se la Ue si ostina a difendere l’euro così com'è, siamo anche pronti a uscire dall’Europa. Stiamo vivendo un dramma economico, non si può andare avanti con vincoli e regole che ci strozzano”. Questa è una dichiarazione cosiddetta democristiana.

autore / Luca Lippi
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