Pediatri Vs psichiatri: le adozioni gay e la verità scientifica che non c'è. Saranno esperimenti

04 febbraio 2016 ore 17:17, Americo Mascarucci
Il Disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili, con particolare riguardo alla norma riguardante la stepchild adoption ossia la possibilità di concedere ad una coppia gay il diritto di adottare il figlio biologico di uno dei partner, oltre a dividere la politica ha creato nelle ultime ora una spaccatura in seno alla comunità medico scientifica. 
Il mondo della pediatria mette in evidenza i rischi che possono derivare al bambino dal vivere in una famiglia composta da genitori dello stesso sesso, mentre psichiatri e psicologi sostengono il contrario, ossia che un bambino può crescere tranquillamente all’interno di una famiglia monogenitoriale. 
Opinioni contrastanti, tuttavia unite da un unico filo conduttore: l'inesistenza di evidenze scientifiche che possano dimostrare l'autenticità di una tesi rispetto ad un'altra. Con il rischio di trattare i bambini come "cavie da laboratorio", ossia come "strumenti di sperimentazione".
Pediatri Vs psichiatri: le adozioni gay e la verità scientifica che non c'è. Saranno esperimenti
A scatenare il dibattito le dichiarazioni del presidente della Società italiana di Pediatria Giovanni Corsello: "Non si può non escludere – ha dichiarato - che convivere con genitori dello stesso sesso non abbia ricadute negative sui processi di sviluppo psichico e relazionale nell’età evolutiva. Va valutato caso per caso. Il dibattito su questo argomento si è mantenuto su una sfera prevalentemente politica ed ideologica quando andrebbero valutati e approfonditi anche profili clinici e psicologici del bambino. La qualità delle relazioni umane e interpersonali, nonché il livello di stabilità emotiva e la sicurezza sociale di un bambino – prosegue il pediatra- sono conseguenze di una maturazione psicoaffettiva armonica. Studi e ricerche cliniche hanno messo in evidenza che questi processi possono rivelarsi incerti e indeboliti da una convivenza all'interno di una famiglia conflittuale, ma anche da una famiglia in cui il nucleo genitoriale non ha il padre e la madre come modelli di riferimento"
Non è dello stesso avviso Claudio Mencacci, il presidente della Società italiana di psichiatria secondo il quale "ciò che conta è la capacità affettiva dei genitori. Il loro saper accogliere e seguire la crescita dei bambini creando un ambiente sicuro, sereno e protettivo. E questo non dipende certo dal genere dei genitori".
Sulla stessa linea il presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli psicologi Fulvio Giardino; "Non è la doppia genitorialità a garantire una sviluppo equilibrato e sereno dei bambini, ma la qualità delle relazioni".
Anche i pediatri tuttavia sono divisi sull'analisi di Corsello così come fra gli psichiatri non è detto che tutti la pensino allo stesso modo.
Opinioni dunque, convinzioni che cambiano a seconda del pediatra o dello psicologo che si ha di fronte. Non esiste insomma una certezza scientifica ma soltanto la convinzione, anche questa discutibile " i figli non sono di chi li fa ma di chi li cresce". 
In questo modo insomma si è trovata la strada giusta per negare anche il principio naturale in base al quale un figlio può nascere, solo ed unicamente, dall’unione fra un uomo ed una donna. Senza rendersi conto che trattare un figlio alla stregua di un animale che si incontra per strada e si decide di portare a casa, involontariamente equivale a prestare il fianco a quanti vedono nella stepchild adoption il rischio concreto di incentivare la pratica dell’utero in affitto. Perché la maternità surrogata si basa proprio sul presupposto che il figlio non appartenga alla madre che lo genera ma a chi affitta l’utero. Forse di fronte ai dubbi scientifici non sarebbe il caso di fermarsi a riflettere?
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