Bail-in, esiste realmente la garanzia dei c/c sotto 100mila €?

04 febbraio 2016 ore 16:05, Luca Lippi
Non è facile affrontare l’argomento con disinvoltura, non è complesso ma è piuttosto articolato; proviamo a farlo in estrema sintesi e nel modo più elementare possibile attraverso la forma di domande e risposte.
Cos’è il Bail-in e il prelievo forzoso? Due cose distinte e separate, collegate nell’evoluzione di un procedimento ma distinte nella qualificazione oggettiva. In sostanza il Bail-in è la partecipazione degli investitori privati alle perdite della propria banca in caso di default della stessa. Il prelievo forzoso  evoca la possibilità che lo Stato prelevi parte dei soldi in deposito presso una banca (sotto forma di conto corrente o di conto deposito).
-Bail-in significa che i creditori di una banca fallita saranno coinvolti nelle perdite basta non prestare i soldi alla banca o sottoscriverne le azioni per non correre alcun rischio. Il default della banca provocherà la perdita integrale dei soldi investiti in azioni della stessa, in obbligazioni subordinate e (forse) anche quelle senior.
-In caso di default della tua banca il “prelievo forzoso” provocato dal bail-in riguarderà solo il saldo del conto corrente per la parte eccedente 100.000 euro
In quali casi si può essere soggetti a prelievo forzoso da bail-in? Nel caso in cui la banca fallisce  e il cliente ha una somma liquida sul conto corrente superiore a 100mila euro, tutto ciò che supera i 100.000 euro andrà perduto. Anche nel caso in cui si investono i propri risparmi in obbligazioni bancarie emesse da una banca fallita (che potrebbe anche non essere la propria nel senso che si possiedono solo i bond di quella banca ma non un conto presso di essa), oppure nel caso si investano risprmi nelle azioni di una banca fallita.

Bail-in, esiste realmente la garanzia dei c/c sotto 100mila €?
A pagare, in caso di bail-in sono quindi in ordine gerarchico: 
-Azionisti: ossia, i clienti che hanno acquistato azioni della banca e che le detengono in portafoglio.
-Obbligazionisti: ossia, coloro che hanno in portafoglio obbligazioni emesse dalla banca stessa, nel seguente ordine:
1) i possessori di obbligazioni subordinate, quelle con più alto rischio;
2) i possessori di obbligazioni categoria senior, ovvero, quelle meno rischiose.;
Correntisti: ossia, i clienti che hanno un conto corrente nella banca a rischio dissesto.
Quali sono le forme di investimento escluse dal Bail in 2016, e quindi dal prelievo forzoso?
-Depositi fino a 100.000 euro, poiché coperti dal Fondo di Garanzia fino a detta soglia limite;
-Passività garantite, ivi compresi i covered bonds e altri strumenti purché garantiti;
-Passività derivate dalla detenzione di beni da parte dei clienti o in virtù di una relazione fiduciaria, per cui è escluso il prelievo ad esempio del contenuto delle cassette di sicurezza o di titoli detenuti in un apposito conto;
-Passività interbancarie, fatta eccezione dei rapporti infragruppo, che abbiano una durata iniziale sotto i 7 giorni;
-Passività derivate dalla partecipazione ai sistemi di pagamento, sempre se la durata residua è meno di 7 giorni;
-Debiti verso i dipendenti, commerciali e fiscali purché soggetti alla legge fallimentare.
Bail-in conto corrente: Nell’eventualità che a partire dal 1° gennaio 2016, la Banca d'Italia adotti come intervento di risoluzione e salvataggio, il bail-in e che l’intervento degli azionisti e degli obbligazionisti non sia sufficiente a risanare l’equilibrio economico della banca in crisi, le perdite andranno ad intaccare i risparmi dei correntisti, attraverso un vero e proprio prelievo forzoso. I conti correnti che verranno presi di mira dal bail-in, saranno solo quelli con depositi maggiori a 100.000 euro, poiché sotto a tale soglia, scatta la garanzia del fondo di tutela dei depositi interbancari.
-Bail-in in conto corrente cointestato tra coniugi: ln caso di fallimento della banca, il bail-in sul conto corrente si applica sulla parte eccedente i 100 mila euro. Se tale conto è cointestato, il fondo di garanzia copre fino a 200 mila euro. Se però uno dei due coniugi, risulta intestatario sia di un conto intestato con depositi di 150.000 euro (per cui la Garanzia del Fondo opera al 50% tra i due cointestatari, di conseguenza 150mila diviso 2 = 75.000 euro è la parte al sicuro dal prelievo forzoso per ciascun coniuge), e di un altro conto personale appoggiata nella stessa banca in crisi per 50.000 euro, ecco che i 75.000 euro si sommano ai 50mila. Ciò fa arrivare a 125.000 euro il deposito totale e visto che il limite della garanzia è solo per 100mila euro, i 25.000 euro eccedenti tale soglia, sono a rischio prelievo forzoso per salvare la banca.
-Bail in su più conti della stessa banca intestati alla singola persona: il risarcimento non può superare quota 100.000 euro;
-Bail in su conti intestati allo stesso risparmiatore ma in banche diverse: il rischio del prelievo forzoso, è solo per la somma superiore ai 100.000 euro del conto nella banca a rischio.
Quanto sono realmente protetti i depositi bancari? In Italia, l'organismo deputato a garantire la tutela del depositi è il Fondo Interbancario di tutela dei depositi, a questo fondo aderiscono tutte le banche residenti in italia, eccezion fatta per le banche di credito cooperativo che, a loro volta, aderiscono al Fondo di Garanzia dei Depositanti del Credito Cooperativo. Quello che preme segnalare è l'assoluta inadeguatezza del fondo, rispetto ai fondi classificati come "Rimborsabili",cioè rispetto ai volumi dei depositi bancari rimborsabili. Spieghiamo meglio con i numeri: a giugno 2014 i depositi rimborsabili risultavano essere (nel totale depositato presso le banche italiane) sono 508 miliardi di euro, a fronte di accantonamenti disponibili per appena 1,66 miliardi di euro, che corrispondono ad appena lo 0.30% dei fondi rimborsabili! Stando alla fragilità di buona parte del sistema bancario nazionale appare del tutto ingannevole e fuorviante parlare dell'esistenza di una garanzia assoluta sui depositi inferiori ai 100 mila euro. 
Quindi i correntisti con depositi inferiori ai 100 mila euro, possono dormire sonni tranquilli? Diciamo con assoluta chiarezza che il Fitd è in grado di sostenere il fallimento di un istituto di credito di medio piccole dimensioni, considerando che è in divenire una politica di raggruppamento di banche per costituire istituti di credito grandi e solidi (anche per fugare rischi futuri di insolvenza) appare piuttosto prevedibile considerare inadeguata la consistenza del Fitd, pur potendo dire con assoluta certezza che non si corrono rischi nel medio termine che si verifichi un evento di proporzioni così preoccupanti.
Quindi di cosa ci si deve eventualmente preoccupare? È adeguato preoccuparsi della procedura del salvataggio più che del salvataggio vero e proprio. Facciamo un esempio per spiegare il senso della domanda. Facciamo l’ipotesi che la banca non abbia i conti in ordine e debba essere salvata: per sanare il buco i primi a risponderne con i propri risparmi saranno gli azionisti, poi gli obbligazionisti ed infine i depositanti sopra i 100.000 euro (garantiti dal Fitd). 
E allora perché preoccuparsi se non si possiede più di 100mila euro in conto? Perché comunque si avvia una procedura, tutti i prodotti della banca vengono bloccati in attesa della risoluzione, da quelli più complessi fino al semplice conto corrente. Tutti significa che anche i conti correnti al di sotto dei 100mila euro vengono bloccati e qualsiasi operazione è disabilitata fino a quando non sia risanato il buco. Considerando una veloce esecuzione da parte degli organi competenti, per un salvataggio (non stiamo parlando di un fallimento conclamato) è adeguato considerare un intervallo medio di tre mesi. Provate a considerare cosa potrebbe significare per molti non potere disporre dei propri risparmi per tre mesi! Dunque indipendentemente dai rischi chi corrono veramente, è sempre utile conoscere lo stato di salute del proprio istituto di credito.
Come informarsi sulle condizioni patrimoniale della propria banca? Attraverso l'indice Cet1, acronimo di Common Equity Tier 1, ovvero, il parametro che misura la solidità di un istituto di credito o di una banca. Tale indice, infatti, si calcola rapportando il capitale a disposizione della banca con le sue attività  ponderate al rischio, ossia, a quanto ammonta il rischio al quale la banca o l'istituto è esposto. 
Pertanto, per vedere se la banca è solida il Cet1 deve essere sopra la soglia minima che per le banche italiane, è stata fissata dalla BCE, al 9%.
Speriamo di avere chiarito a sufficienza l’argomento, ovviamente la trattazione non può essere completa, tuttavia gli elementi chiariti sono più che sufficienti per valutare la propria posizione qualora ne rileviate l’esigenza.

autore / Luca Lippi
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