Unioni civili, Padre Giacobbe (Esorcista): "Occhio a "libertà dalla coscienza". Stato abbandona suoi poveri”

04 febbraio 2016 ore 16:34, Marta Moriconi
Padre Giacobbe Elia, esorcista incaricato per la Diocesi di Roma dal 1987 e autore di numerosi libri e pubblicazioni, intervistato da IntelligoNews parla del Ddl Cirinnà. Teme la "libertà dalla coscienza" e "l'affettata banalità di certe affermazioni", e spiega come lui sacerdote e anche medico "guarda con ammirazione l’opera di Dio". 

C’era al Family Day? Cosa pensa del Ddl Cirinnà?

"Come avrei potuto non esserci? «L’uomo – ricordava con forza Giovanni Paolo II al modo accademico - è un fine a cui tutto va sottoposto. Se diventa strumento della scienza, perde la propria dignità, diventa oggetto, si trasforma in cosa nelle mani delle potenze di questo mondo». È chiaro che egli avvertiva montare una marea mortale dalle viscere stesse di un’umanità sempre più lontana da Dio e dal suo Cristo, l’unico Salvatore del mondo.
Quest’allontanamento è costato al mondo nell’ultimo secolo ben due guerre mondiali dalla portata micidiale. La bomba atomica aveva lasciato il mondo terrorizzato e i potenti lo avevano poi sommerso di una melassa di buoni propositi per non farlo disperare, mentre si costruiva una truce cortina di ferro. Tutto il dopoguerra è stato segnato da lotte intestine: quando uno non era d’accordo, bastava accusarlo di essere un criminale fascista per emarginarlo, mentre nelle sterili sale degli ospedali, con la benedizione della legge degli uomini, veniva ucciso sul nascere il nostro futuro. L’aborto ha seminato (e continua a seminare) più morti dell’atomica nella più cinica indifferenza, a riprova che i buoni propositi degli uomini, senza la grazia di Cristo, seminano morte".

È d’accordo con il Ddl Cirinnà?

"Mi annoia la affettata banalità di certe affermazioni: ma se due si amano? Cosa c’è di più bello dell’amore? C’è la “carità” con cui la Chiesa per secoli ha indicato “il principio della vita nuova in Cristo” (CCC, 735), che ci fa amare e testimoniare Dio come figli nella potenza dello Spirito Santo. La verità è che non basta parlare di amore per amare davvero. Per i pedofili la pedo-filia è amore, per i necrofili la necro-filia è amore, per i gay che scelgono la forma del coparenting-gay anche questo è amore. Ma è davvero amore ridurre un bambino a cosa e consegnarlo a 4 “genitori”, perché trascorra 2 giorni con i due uomini e 2 con le 2 donne, ciclicamente per mesi e anni?"

Da medico quali problematiche intravede?

"Quelle che vede chiunque guardi il Ddl Cirinnà con semplice buon senso. La sua stepchild adoption, che prevede l’adozione da parte di coppie di persone dello stesso sesso, ha giustamente suscitato l’allarme della Società Italiana di Pediatria, che per bocca del suo Presidente Giovanni Corsello, ha dichiarato con coraggio – visto il clima di guerra che si è creato: «Non si può escludere che convivere con due genitori dello stesso sesso abbia ricadute negative sui processi di sviluppo psichico e relazionale nell’età evolutiva. Il dibattito di queste settimane si è mantenuto su una sfera 
Unioni civili, Padre Giacobbe (Esorcista): 'Occhio a 'libertà dalla coscienza'. Stato abbandona suoi poveri”
prevalentemente politica e ideologica. Come pediatri riteniamo invece che la discussione dovrebbe comprendere anche i profili clinici e psicologici del bambino e dell’adolescente». È dunque necessario «non considerare solo i diritti della coppia, ma anche l’interesse superiore del bambino». Il problema non è e non può essere ridotto all’ideologia della Cirinnà, perché «la maturazione psicologica di un bambino si svolge lungo un percorso correlato con la qualità dei legami affettivi all’interno della famiglia e con i coetanei. La qualità delle relazioni umane e interpersonali, nonché il livello di stabilità emotiva e la sicurezza sociale di un bambino, sono conseguenze di una maturazione psicoaffettiva armonica. Studi e ricerche cliniche hanno messo in evidenza che questi processi possono rivelarsi incerti e indeboliti da una convivenza all’interno di una famiglia conflittuale, ma anche da una famiglia in cui il nucleo genitoriale non ha il padre e la madre come modelli di riferimento». Non c’è nessuno che non sia nato da un padre e da una madre, come sta ripetendo fino alla noia Mario Adinolfi, ironizzando sul fatto di aver scoperto l’acqua calda".

E da prete? La Chiesa ha espresso la decisione di concedere la "libertà di coscienza" dei vescovi, è d’accordo?

"Non c’è alcun conflitto in me tra scienza e fede. Il sacerdote e il medico guarda con ammirazione l’opera di Dio e, illuminato dal suo Logos eterno, ne scorge con infantile stupore le impronte discrete, ma indelebili, che Egli ha impresso nella Creazione. Se in me c’è un conflitto è di altra natura, sorgendo dalla consapevolezza di non poter esaurire e gustare la bellezza della Creazione. Essa supera le mie capacità, eppure non cessa di inquietarmi con la sua esuberante bellezza e la certezza della mia e della sua caducità. Comprendo poco questa “libertà di coscienza” dei vescovi di cui si parla, mentre temo sinceramente che possa diventare “libertà dalla coscienza”. Se, infatti, la coscienza è il sacrario in cui l’uomo avverte la voce dell’Altissimo, che noi, come credenti (i vescovi sono addirittura i maestri della fede), conosciamo dalla divina Rivelazione, non possiamo avere altra libertà che quella di aderirvi completamente, sulla scorta della secolare dottrina della Chiesa che ha nello Spirito Santo il suo Maestro e il suo Sigillo. Come potere soltanto pensare di accettare questa innaturale fabbricazione di esseri umani eugeneticamente selezionati per le esigenze del consumatore promossa e finanziata da uno Stato che abbandona i suoi poveri, per concentrarsi sui capricci di ricchi e potenti manipolatori della natura? L’uomo ricordava nell’Evangelium vitae Papa Giovanni Paolo II facendo sue le parole di uno dei grandi padri cappadoci, san Gregorio di Nissa: «L’uomo che, tra gli esseri, non conta nulla, che è polvere, erba, vanità, una volta che è adottato dal Dio dell’universo come figlio, diventa familiare di questo Essere, la cui eccellenza e grandezza nessuno può vedere, ascoltare e comprendere. Con quale parola, pensiero o slancio dello spirito si potrà esaltare la sovrabbondanza di questa grazia? L’uomo sorpassa la sua natura: da mortale diventa immortale, da perituro imperituro, da effimero eterno, da uomo diventa Dio».
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