Ipotesi: Alemanno perde e Silvio condannato. Pdl come il Psiup (Partito Scomparso in un Pomeriggio)

04 giugno 2013 ore 13:30, Francesca Siciliano
Ipotesi: Alemanno perde e Silvio condannato. Pdl come il Psiup (Partito Scomparso in un Pomeriggio)
Cosa succederà nel Pdl se Alemanno dovesse perdere malamente al ballottaggio contro Marino e se il prossimo 24 giugno dovesse essere accolta la richiesta del pm nei confronti di Berlusconi che prevede, oltre all'arresto, l'interdizione perpetua dai pubblici uffici?
Andiamo con ordine. Se Alemanno non riconquistasse il Campidoglio (ma i prodi Ghedini e Longo riuscissero a spuntarla contro la Boccassini) il sindaco della Capitale si troverebbe a fare il consigliere d'opposizione in Comune. Gli basterebbe? Assolutamente no. Anche perché, se i risultati dovessero confermare un'emorragia di voti per il centrodestra (ergo, calcolatrice alla mano, verrebbe stimato che il partito né gli alleati abbiano sostenuto pienamente il candidato), la exit strategy di Alemanno e il porto sicuro d'approdo potrebbe essere la nuova Alleanza Nazionale, quella che alcuni (partendo dalla Sicilia) si sono messi in mente di riportare alla luce. Non da solo, certo: magari con il fido Andrea Augello (una fucina di voti) e qualche ex An prettamente territorialista (e con un buon bacino di voti) che si è salvato dalla morsa dell'epurazione di gennaio, ma che – qualora il progetto diventasse serio e concreto – potrebbe fare il salto della quaglia, magari prima che il barcone Pdl affondi. Sempre nel centrodestra, ovvio, ma riappropriandosi del nome destra, quella al di là del trattino: centro-destra. Cosa si verificherebbe, al contrario, se al Cavaliere venisse confermata la sentenza del primo grado (e la rimonta alemanniana dovesse fallire)? Il partito, con ogni probabilità si troverebbe sull'orlo del baratro. I dati parlano chiaro: fino a Natale e per tutto il periodo in cui Berlusconi si sfilò parzialmente, il Pdl stentava a superare la soglia psicologica del 15%. Con il ritorno del “giaguaro”, invece, oltre ad aver rimontato alla grande (non l'ha spuntata con Bersani alle politiche per un pugno di voti) ha fatto sì che il Pdl tornasse allo splendore di una volta. Nonostante tutto il passato, in fin dei conti: scurdammoce u passato, simm' 'e Napule paisà. Ghedini e Longo, però, ce la stanno mettendo tutta. A suon di mozioni popolari (emblematico l'Esercito di Silvio promosso da Furlan) e di arrighe in Tribunale al fine di dimostrare quanto i processi di Milano siano truccati, potrebbero farcela a salvare Silvio. Ma la facile malizia sorge spontanea: perché proprio in questi giorni è venuta alla luce la questione squisitamente interna al Pdl che vede alcuni sostenere che il partito sarebbe vincente solo grazie alla leadership di Berlusconi, mentre altri (i cicchittiani) siano più inclini a strutturarlo una volta per tutte? Si sta mettendo in discussione la figura del leader? No: «Polemiche sterili -  dicono i pasdaran azzurri -  perché una cosa non esclude l'altra». Cosa bolle in pentola? Di certo non naviga in acque tranquille la nave da crociera-Pdl nelle acque agitate di via dell'Umiltà e la bufera sembra essere all'orizzonte. Per il primo round la palla passa ai romani. Per il secondo tornerà in scena la Boccassini. Aspettiamo il terzo...      
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