Ipocrisie e gay: scrive Lord Browne, risponde Papa Francesco

04 giugno 2013 ore 14:44, Marta Moriconi
Ipocrisie e gay: scrive Lord Browne, risponde Papa Francesco
«L'ipocrisia è il linguaggio proprio della corruzione» lo ha affermato Papa Francesco, nell'omelia durante la messa mattutina celebrata nella cappella della Domus Santa Marta in Vaticano. E non è stato ipocrita, ma ha detto la sua, uno dei 760 compassati Lord inglesi che si stanno battendo per l’approvazione della legge sui matrimoni gay. Si chiama John Browne, è gay ed è uno dei pochi che oggi escono allo scoperto. Ha dichiarato infatti dalle pagine del Financial Times: «Approviamola perché fa bene al business». Davvero diretto e chiaro, ma non vero e vedremo poi perché. C’è innanzitutto da sottolineare che pochi di quelli che si battono per le unioni omosessuali sono dichiaratamente gay. Piuttosto è facile sentire eterosessuali od omosessuali non dichiarati, che lottano per questa battaglia “di civiltà” , mostrandosi e pubblicizzandosi. Ma perché? Parla chiaro e risponde a sua insaputa proprio Papa Francesco. «Perché l’ipocrisia - sottolinea il Papa- fa proprio riferimento alla pagina del Vangelo dove c’è la domanda dei farisei sulla liceità del tributo da dare a Cesare – e non è un linguaggio di verità, perché la verità mai va da sola, mai, ma va sempre con l'amore». E allora qualcuno potrebbe obiettare: ma è amore anche quello tra gli uomini, tra tutti gli uomini. Ma chi è capace di amore dice la verità. E spesso le “lobby” gay, o meglio una certa cultura gay (che in televisione per esempio “dirige l’orchestra”), si nasconde dietro a matrimoni combinati, doppie vite, frustrazioni di tutti i tipi. Tutta colpa di chi non li accetta? Forse un alibi. Oggi chi si professa cristiano subisce anche lui un pregiudizio, e la storia insegna che molti sono stati  i torti subiti. Quindi, l'onore delle armi va riconosciuto a Lord Browne. Ma dire la verità, dice Papa Francesco, non basta. Che tipo di verità va detta? «Gli ipocriti vogliono una verità schiava dei propri interessi; l'amore che c'è è quello di se stessi e a se stessi: quell'idolatria narcisista li porta a tradire gli altri, li porta agli abusi di fiducia». E così Lord Browne, confermando la riflessione di Papa Francesco, scrive nell’editoriale che lo ha visto protagonista: «La Camera dei Lord deve ora fare ciò che è meglio per una istituzione antica e prudente: riconoscere e adattarsi al cambiamento nella società». Cambiamento che, guarda caso, coincide con la propria storia di intolleranza ricevuta, fatta anche, per carità, di sofferenza e mancanza di comprensione e fratellanza. Ma anche qui Papa Francesco suggerisce ai cristiani non il pietismo, la pietà. E così dà una stoccata a tutti noi, frequenti “falsi amici”, che «sembrano tanto amabili nel linguaggio», mentre Gesù chiede che «il vostro parlare sia sì, sì, no, no, che sia evangelico». Infatti, «gli ipocriti che cominciano con la lusinga, con l'adulazione, finiscono cercando falsi testimoni per accusare chi avevano lusingato». Insomma con chi si ama ci si rapporta con verità. Perché le ipocrisie, tutte, comprese quelle dei cattolici, non fanno bene alla società civile. E gli interessi del singolo non possono superare l’interesse comune.  
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