I vescovi italiani che non si rassegnano al politicamente corretto

04 giugno 2014 ore 13:22, Americo Mascarucci
Agostino Vallini vicario del Papa per la città di Roma, Angelo Scola arcivescovo di Milano, Gianfranco Agostino Gardin vescovo di Treviso, Enrico Solmi vescovo di Parma, Roberto Busti vescovo di Mantova, Luigi Negri vescovo di Ferrara, Rodolfo Cetoloni vescovo di Grosseto. E poi ancora; Carlo Caffarra arcivescovo di Bologna, Giuseppe Betori arcivescovo di Firenze, Giuseppe Molinari vescovo emerito de L’Aquila, Massimo Camisasca vescovo di Reggio Emilia- Guastalla, ed in ultimo Crescenzio Sepe arcivescovo di Napoli. Sono i vescovi italiani (non i soli, probabilmente ne abbiamo dimenticati diversi) che non si rassegnano al “politicamente corretto” e continuano ad opporsi alle amministrazioni comunali che sempre più numerose istituiscono i contestati registri delle unioni civili, dove, come avvenuto a Napoli per iniziativa del sindaco Luigi De Magistris, trovano accoglienza anche le nozze gay di cittadini italiani celebrate all’estero. Da un po’ di tempo anche nella Chiesa stanno emergendo posizioni eccessivamente tolleranti nei confronti delle forme di unione non fondate sul matrimonio, al punto che c’è chi fra i vescovi ritiene che il prossimo sinodo sulla famiglia convocato da papa Francesco, debba dare pieno riconoscimento anche alle coppie di fatto. Eppure c’è chi non riesce proprio ad adeguarsi a questo vento secolarista che sembra entrato anche nei sacri palazzi. Un po’ come avvenne negli anni 70 del secolo scorso con la questione del divorzio. Anche allora nel mondo cattolico non mancarono i favorevoli alla legge Fortuna, nella convinzione che la Chiesa dovesse adattarsi ai tempi e non considerare più tabù certi temi. Oggi si è arrivati al divorzio breve, che può essere ottenuto anche in pochi mesi se c’è il consenso dei coniugi. Si ha come l’impressione che lo Stato nel tentativo di riconoscere un diritto, finisca con l’incentivare la pratica stessa del divorzio, e già il fatto che si chieda di abbreviarne i tempi di ottenimento, sta a dimostrare come la rottura del vincolo matrimoniale sia ormai diventata una consuetudine. All’epoca i “bigotti”che si opposero alla legge Fortuna e proposero anche un referendum per abrogarla, furono tacciati di medievalismo quando in realtà il loro obiettivo era semplicemente quello di conservare i principi dello stato liberale nato con l’Unità d’Italia. Perché erano stati proprio i liberali, non i preti, a riconoscere nella famiglia fondata sul matrimonio la struttura naturale su cui impostare la società. Oggi non soltanto il matrimonio si può sfasciare alla velocità del suono, grazie a percorsi accelerati fatti apposta per favorire la rottura dei legami affettivi e l’impossibilità di ricostituire un rapporto che si è incrinato, ma con il riconoscimento delle coppie di fatto si sta quasi tentando di ridurre il matrimonio ad un rito stanco, inutile, un qualcosa che alla fine non è più nemmeno necessario per ottenere il riconoscimento di determinati diritti fra i coniugi. Fino ad oggi ci si sposava anche per questo, nella convinzione che soltanto la moglie legittima potesse godere di determinati privilegi derivanti dall’essere sposati. Adesso anche questo ultimo baluardo sembra destinato ad essere abbattuto, con l’obiettivo di ritrovarsi famiglie sempre più allargate, in cui è diventato caso più unico che raro incontrare fratelli che non siano in realtà fratellastri, ovvero legati l’un l’altro da un solo genitore. E’ per questo che molti vescovi, sempre meno per la verità, continuano ad opporsi ad ogni tentativo di equiparazione delle convivenze di fatto con la famiglia fondata sul matrimonio, pur correndo il rischio di essere additati come “più papisti del papa”. Perché oggi, sembra assurdo, essere progressisti in un mondo omologato e appiattito sul relativismo etico, è diventato sinonimo di conservatorismo, se per conservatorismo si intende il coraggio di restare coerenti alla tradizione, rifiutandosi di seguire il pensiero unico laicista dominante e l’assenza totale di valori.  
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