Gasparri (FI): “Disoccupazione, il decreto Poletti inutile. Fini? Non ha un voto”

04 giugno 2014 ore 11:28, Andrea Barcariol
Non rimpiange le primarie, boccia il ritorno di Fini e critica il governo Renzi per non
Gasparri (FI): “Disoccupazione, il decreto Poletti inutile. Fini? Non ha un voto”
aver fatto nulla sul lavoro. Questo il pensiero di Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato, intervistato da Intelligonews. Scandalo Mose. Un duro colpo per il Pd che si proclama il partito della moralità? «Prendiamo atto della vicenda, per ora non ci sono commenti da fare, non c’è stata ancora la conferenza stampa. Ovviamente c’è amarezza per queste notifiche ma non sono in grado di dare una valutazione specifica. Sono coinvolti personaggi di vari partiti, mi auguro sempre che le persone chiamate in causa possano dimostrare la loro estraneità ai fatti». Allarme disoccupazione in Italia. Quasi un giovane su due è senza lavoro. Il governo Renzi sta facendo qualcosa in questo settore? «Non sta facendo nulla, il decreto Poletti non serve a niente. E’ efficace la vignetta di oggi di Giannelli sul Corriere della Sera che evidenzia come i disoccupati giovani abbiano 5 punti in più di Renzi. Sono dati preoccupanti che devono richiamare il Premier alla realtà dopo tutti i fuochi pirotecnici e il consenso che ha avuto il 25 maggio, di cui abbiamo preso atto». Incontro segreto tra Cicchitto e Fini. Sorpreso dal ritorno di Fini sulla scena politica? «E’ più facile che Totò Riina diventi capo della Polizia che Fini prenda un voto da un elettore». Pensa che Fini possa entrare nel Nuovo Centrodestra? «Dove? Dove? Lasciamo perdere, mi creda è meglio». Quanto è costato al centro-destra non fare le primarie? «Non è costato nulla perché con le soluzioni che abbiamo adottato Berlusconi l’anno scorso ha avuto il risultato migliore che potesse avere. Per quanto riguarda il futuro immediato noi dobbiamo fare congressi con iscritti per le cariche interne e primarie aperte alle coalizioni che si formeranno per le candidature alle elezioni amministrative, regionali e politiche». Come intendete risolvere il problema economico sollevato da Berlusconi? «I partiti adesso si devono autofinanziare e anche noi dobbiamo fare i conti con la realtà e seguire altre strade visto che si è abolito tutto quello che era il sostegno pubblico».
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