Puppato (Pd): “Dall’Expo al Mose coinvolta la vecchia nomenclatura. Noi siamo il nuovo”

04 giugno 2014 ore 12:24, Lucia Bigozzi
Puppato (Pd): “Dall’Expo al Mose coinvolta la vecchia nomenclatura. Noi siamo il nuovo”
“Viene fuori la peggiore politica del passato. Con Renzi stiamo voltando pagina”. E’ amareggiata Laura Puppato, senatrice dem ed ex capogruppo in Consiglio regionale Veneto che a Intelligonews spiega la sua battaglia contro il “modello delle grandi opere supportate dalle leggi Obiettivo nazionali”. E sugli esponenti Pd coinvolti nelle inchieste - dall’Expo al Mose - distingue tra la “vecchia guardia” e il nuovo corso…
Senatrice Puppato, siamo di fronte alla terza Tangentopoli? Che idea si è fatta? «Sul tema Mose, trapelava qualcosa  prima dall’inchiesta di Report e poi recentemente da una questione che almeno del pour parler era abbastanza nota e avrebbe toccato la giunta regionale ai tempi di Galan, l’attuale assessore regionale ai Lavori Pubblici Chisso c'era anche prima. Quello che contesto e ho sempre contestato da capogruppo del Pd in consiglio regionale è il modello delle grandi opere che è andato avanti negli anni con le cosiddette leggi Obiettivo messe in campo dalla politica nazionale che lasciavano molte perplessità sul versante della trasparenza. Io personalmente sapevo dell’inchiesta della Procura e da novembre ne stavamo aspettando gli esiti». Ma nell’inchiesta c’è anche il sindaco di Venezia Orsoni che è del Pd. «Quello che mi stupisce tra le figure che risultano coinvolte nell’inchiesta riguarda proprio il sindaco Orsoni. Personalmente non avevo menzione del suo coinvolgimento e non avevo dubbi sulla sua moralità. Aspettiamo adesso di capire i dettagli del lavoro dei magistrati e il reato contestato perché un conto è l’accusa di corruzione, un conto è il finanziamento illecito. Resta il fatto che questa è la politica peggiore che il paese sta guardando». Dall’Expo al Mose: nelle inchieste figurano a vario titolo esponenti di alcuni partiti, tra i quali il Pd che non ne esce granchè bene. Qual è la sua valutazione? «Aspettiamo che la procura faccia le sue analisi e le sue valutazioni. Se vogliamo guardarlo da un punto di vista più politico, quello che è sotto gli occhi di tutti riguarda singoli esponenti di un Pd ex Pci, ex Ds. Cioè quella parte storica che ha ritenuto di poter operare in una sorta di connivenza sul tema delle grandi opere con il potere targato centrodestra e – purtroppo – dismettendo i valori sui quali si è fondata una politica di trasparenza che il centrosinistra ha sempre portato avanti. Diciamo che fa più male proprio per questo, ma se guardiamo ai soggetti coinvolti dico che hanno poco a che vedere con il nuovo Pd e dai quali ci sentiamo traditi». La questione morale di cui il Pd si è sempre fatto vanto, oggi non regge più? «Non la vedo così. Non è che ci sia un discorso di superiorità morale. Il punto è avere un concetto di società, di diritti civili e umani specchiato e secondo me che ne sto parlando da tempo, di autonomia e indipendenza della politica rispetto all’economia e agli affari in generale. Io parlerei della necessità di una politica dalla schiena dritta e lo vado dicendo spesso urtando un sistema di potere che la pensa diversamente». Faccia un esempio. «Nel 2010, il mio primo giorno in Consiglio regionale l’ho trascorso sostenendo fortemente la necessità per il Pd che rappresentavo che nulla potesse risultare non solo nei fatti ma anche solo nella percezione all’esterno che magari i cittadini potevano avere, come frutto di un sistema di potere che era conosciuto in Veneto e di cui personalmente avevo orrore. Perché questo porta al do ut des che in politica significa che poi il favore viene restituito e così il politico perde la sua libertà e la forza di cui il paese ha bisogno: il bisogno di credere che i nostri rappresentanti in politica siano persone serie, sobrie. Quello che adesso stiamo facendo in Parlamento, dalla trasparenza sui conti bancari alla lotta all’evasione intesa anche come determinazione a rendere trasparente tutto il sistema, va proprio nella direzione di una politica pulita e responsabile nella quale i cittadini possano riconoscersi. E questo vale di più per chi è delegato a un ruolo di responsabilità pubblica. Io non ho timore a che mi verifichino i miei conti bancari, il mio patrimonio. Quando, invece sulle grandi opere si vuole procedere con le leggi Obiettivo come accaduto nei governi Berlusconi, si tende a offuscare la trasparenza nelle procedure dietro il paravento della necessità e dell’urgenza. Faccio un esempio che mi riguarda…». Prego. «Quando ero capogruppo Pd in Consiglio regionale per tre anni ho chiesto a tutte le figure di riferimento, compreso l’Avvocatura della Regione, il difensore civico, insomma tutte le istituzioni preposte, di poter avere accesso al contratto da 2 miliardi e 600 milioni della superstrada Pedemontana veneta: non l’ho mai ottenuto. Non solo: ho fatto la stessa richiesta da parlamentare e fino al febbraio scorso questo contratto non risultava neppure depositato al ministero delle Infrastrutture. Se gli atti diventano imperscrutabili, impermeabili alla visione perfino per coloro che sono delegati a rappresentare la cittadinanza, è chiaro che poi ci sono alcune persone, non dico tutte, meno responsabili, meno forti moralmente che si prestano al gioco della corruzione». Tutto ciò può bloccare la fase di rinnovamento avviata da Renzi? «Noi abbiamo imboccato una strada assolutamente determinata, lo dico così. Una direzione fortemente determinata a rendere tutto trasparente. Nessuno che abbia piena coscienza di sé può avere timore di rendere trasparente il suo lavoro, la sua vita soprattutto quando entri in politica. Chi accetta di far politica sa che deve diventare una persona trasparente per la comunità che rappresenta».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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