Amedeo D'Aosta: "Felipe più preparato di tanti politici, alla Spagna non serve il referendum"

04 giugno 2014 ore 15:06, Andrea De Angelis
Il principe Amedeo di Savoia, duca d’Aosta, ha commentato su IntelligoNews l'abdicazione di Re Juan Carlos di Spagna, il cui posto posto verrà preso dal figlio, il principe Felipe. Una decisione questa che non lo sorprende, visti anche i recenti precedenti, dal Belgio al Vaticano. Un'occasione per parlare delle prerogative della monarchia, tra tutte quella di unire gli Stati. Venendo alla figura del nuovo Re di Spagna, Amedeo di Savoia non risparmia poi una frecciatina ai politici...    
Amedeo D'Aosta: 'Felipe più preparato di tanti politici, alla Spagna non serve il referendum'
    L'abdicazione di Re Juan Carlos era prevedibile o la ha sorpresa? «Non è sicuramente un qualcosa di rivoluzionario visti i precedenti più o meno recenti. La prima fu la Regina Guglielmina che abdicò nel 1948, e nell'ultimo anno ciò è avvenuto in Belgio e in Vaticano. In qualche maniera ci si poteva aspettare questa decisione, anche perché Re Juan Carlos ha preso fin da subito questo incarico con grande serietà e credo fosse davvero stanco. Non è facile fare i Capi di Stato, oggi come nel passato, e non lo è soprattutto nell'area del Mediterraneo». Lei ha citato diversi esempi in cui i sovrani hanno deciso di abdicare. Questi automatismi proprio della Monarchia fanno un po' invidia alla Repubblica? Si parla spesso di cambiamenti, ma raramente si riesce a farlo davvero... «Non sono ancora automatismi, ma lo stanno diventando pur non essendoci alcun obbligo. A prevalere è dunque il buonsenso dei monarchi che evidentemente pensano di aver regnato già abbastanza e di avere l'età giusta per cedere il passo a un figlio più al passo con i tempi, più emancipato».    
Amedeo D'Aosta: 'Felipe più preparato di tanti politici, alla Spagna non serve il referendum'
  Nel caso di Felipe siamo dinanzi a un principe particolarmente preparato... «E' stato preparato molto bene a diventare il Re di Spagna. Un percorso iniziato quando era addirittura bambino, che lo ha portato prima a laurearsi e poi ad avere due master in Canada e negli Stati Uniti. Ha girato il mondo, saprà fare bene in un Paese di primo piano come la Spagna». Forse meglio di tanti politici meno preparati? «Sicuramente, e senza essere soggettivo in quanto vicino alla monarchia. Questo è certo». Migliaia di spagnoli sono scesi in piazza invocando il referendum per poter scegliere la forma di governo. Ammesso che vi siano i numeri in Parlamento per questa operazione, è questa la strada migliore per tutti? «Anche guardando nel modo più oggettivo possibile la questione, non vedo comunque necessario al momento il referendum. La monarchia unisce e rafforza gli Stati, non viceversa. Basti pensare al Belgio quando dovette affrontare tentazioni separatiste tra fiamminghi, francofoni e addirittura tedeschi. La monarchia allora vinse il referendum perché ancor prima che la forma di governo, prevalse il desiderio di restare uniti. La monarchia è un collante».  
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