Corsi per tornare etero, Adinolfi: "I gay non sono malati, ma occhio a Repubblica..."

04 giugno 2015, Andrea De Angelis
Al centro di spiritualità Sant'Obizio, in provincia di Brescia il gruppo Lot lavora per guarire i gay. Almeno così dicono, o meglio riporta La Repubblica con l'inchiesta a firma di Matteo Pucciarelli.
Le tre persone a capo del seminario si chiamano "leader", e tra questi c'è Luca Di Tolve, che poi sarebbe il Luca era gay della discussa canzone di Povia del Sanremo 2009.
Le notizie, lo ripetiamo, hanno come unica fonte l'inchiesta del suddetto quotidiano. Basandosi su di essa, IntelligoNews ha intervistato Mario Adinolfi, direttore de La Croce Quotidiano...

Corsi per tornare etero, Adinolfi: 'I gay non sono malati, ma occhio a Repubblica...'
Che idea si è fatto del corso chiamato "Adamo ed Eva: dove siete"?

«Sinceramente non ho letto La Repubblica...».

Le persone che si iscrivono su internet seguono poi, se selezionate, un corso di 5 giorni con messe, canti, preghiere, invocazioni dello Spirito Santo, confessioni, meditazioni e via dicendo. Il tutto al costo di 185 euro. 

«In assoluto la narrazione di La Repubblica intorno a temi come questi mi pare un filo di parte, con un obiettivo ben preciso. Se non conosco il corso non posso sapere se è la realtà, ma mi sembra di capire che non ci siano atti di forzatura sulle persone». 

No, sono le persone ad iscriversi al corso stesso.

«Ognuno è libero di fare quello che vuole».

Ma è corretto parlare di guarigione dall'omosessualità? E attraverso delle messe?

«Se io pago per guarire dall'essere gay sono davanti a una sintesi dell'attività che mi fa sorridere, perché non credo che si guarisca a pagamento da alcuna forma di problema. Se mi si dice che con 185 euro guarisco da qualsiasi cosa, beh non ha senso».

Problema o malattia?

«Io non considero l'omosessualità una malattia, non la giudico in questi termini».

Il corso però, sempre secondo l'inchiesta, ha come assunto che l'omosessualità sia una malattia. Lei, come l'Oms, mi sta dicendo il contrario...

«Ripeto, per me non è una malattia. Sulle valutazioni dell'Oms ci sarebbe comunque molto da discutere, ma personalmente, pur non essendo un medico, non considero l'omosessualità una malattia». 

Evitare strumentalizzazioni su queste notizie è possibile? Già diecimila condivisioni su Facebook dopo poche ore per un'inchiesta che pone l'attenzione su un corso già etichettato in rete come "omofobo" e "aberrante". Il messaggio che passa è che si dice messa per non essere gay...

«Non bisogna dare pretesti a questa comunicazione che ci vuole etichettare tutti come omofobi. Però dobbiamo sapere che siamo dentro una guerra comunicativa, c'è una campagna colossale per l'ideologia gender. Occhio: bisogna essere consci che c'è comunque una campagna in atto».

Come giudica allora questi corsi?

«Sul quesito specifico rispondo con chiarezza: per me l'omosessualità non è una malattia. Sul racconto di La Repubblica mi riservo di approfondire, sulla necessità che noi dobbiamo avere di non dare pretesti a questa comunicazione sono altrettanto chiaro, pur dicendo che ormai ogni volta che apriamo bocca è un pretesto...».









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