La password della settimana: voto, non voto

04 giugno 2016 ore 10:08, Paolo Pivetti
Per chi vota, chi non vota? È la domanda senza risposta che si ripropone angosciosamente ad ogni votazione, di fronte al sempre crescente numero dei non votanti. Che com’è noto, stando ai numeri, formerebbero il primo partito d’Italia.
Potremmo anche ribaltare il quesito e chiederci: contro chi vota chi non vota? Il risultato non cambia: rimane un cinquanta per cento degli aventi diritto che, in questa che chiamiamo democrazia, non sono politicamente rappresentati. Se poi ci rifacciamo al macchinoso sistema del ballottaggio, dove un candidato che al primo turno ha preso il venti o trenta per cento può uscir vicitore al secondo turno, ci renderemo conto che in tanti casi il sindaco sarà la prima scelta del dieci o quindici per cento degli aventi diritto.

La password della settimana: voto, non voto
Volendo scomodare la filosofia, per esempio quella alta, inarrivabile di Arthur Schopenhauer, forse troveremmo proprio in lui un antesignano di questo partito dell’astensione, con la sua teoria della nolontà: l’atto con cui la volontà, negando sé stessa e tutto il reale, libera l’uomo dalle pulsioni insaziabili, distruttrici, cieche della sua stessa volontà di vivere, e lo accompagna ad un mondo senza più dolori. Estendendo il concetto, in tanti oggi si sono liberati dalla volontà di votare, con conseguente approdo a un mondo senza più il dolore dei risultati.
 
A parte gli scherzi, perché non ci sforziamo di osservare il fenomeno da una prospettiva storica?
Lasciamoci illuminare dalle parole di un grande saggio del passato, Francis Bacon, noto da noi come Francesco Bacone, filosofo, letterato, uomo di stato inglese, rinnovatore del metodo scientifico, certamente uno dei grandi ingegni dell’Inghilterra elisabettiana, vissuto tra il 1560 e il 1626. 

Ecco una sua opinione:
“Il mare sarebbe per sé stesso calmo e quieto, se i venti non lo movessero e turbassero; e il popolo sarebbe pacifico e docile, se sediziosi oratori non lo mettessero in movimento e in subbuglio.”

Parole che sembrano provenire da un oscuro reazionario, eppure furono scritte da una mente illuminata e innovatrice, una mente che guardava avanti e contribuì a costruire quella stessa civiltà di cui noi oggi facciamo parte. Questo ci dice quanta strada abbiamo compiuto in questi quattro secoli. È nata nientemeno che la democrazia, cioè il coinvolgimento del popolo nella gestione della politica. E per arrivare a questo, quante lotte, quanti sacrifici. E quanto sangue. 
E allora non lasciamoci turbare da chi si assenta dal voto. Forse la nostra civiltà non è ancora capace di esercitare a pieno questo diritto universale. O semplicemente, c’è chi sceglie di esercitarlo non esercitandolo. Anche questa è democrazia. Che, come diceva qualcuno, è il peggiore dei sistemi di governo; ma uno migliore non si è ancora trovato.


autore / Paolo Pivetti
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