Galan (Pdl): “Basta con l’ornitologia: Fi sarà leggerissima e aperta. Rotondi? Nostalgia del tempo che fu …”

04 luglio 2013 ore 17:31, Lucia Bigozzi
Galan (Pdl): “Basta con l’ornitologia: Fi sarà leggerissima e aperta. Rotondi? Nostalgia del tempo che fu …”
Lo aveva detto, scritto, urlato nelle riunioni di partito, due anni fa. Oggi gongola Giancarlo Galan, parlamentare, berlusconiano di ferro, forzista della prima ora e dell’era 3.0 perché Fi si farà. Nella riunione-sfogatoio dei parlamentari piddini ha puntato i piedi sulla visione “aperta e inclusiva” e polemizzato con la componente ex dicci di Rotondi e Romano. La contrapposizione adesso non è più (o solo) tra falchi e colombe, ma tra “leggeri “ e “pesanti”. A Intelligonews svela come sarà il nuovo partito del Cav.
Onorevole Galan la riunione dei deputati Pdl si è trasformata nell’ennesimo sfogatoio. Maldipancia a go go su falchi e colombe, malumori pure sul ritorno a Fi. Che succede? «Non vedo cosa ci sia di sconvolgente: nella vita come in politica tutti, uomini e donne, hanno bisogno di sfogarsi. Quindi o si organizzano sfogatoi nelle sedi preposte, oppure la gente non sa dove sfogarsi e magari lo fa sui giornali. Quindi la riunione del gruppo parlamentare era assolutamente in linea con la natura dell’uomo». Avete abbandonato l’ornitologia perché la contrapposizione non è più tra falchi e colombe ma tra “leggeri” e “pesanti”. «La visione ornitologica ci aveva stufato. Gli uccelli vanno su o giù e si creano problemi tra uccelli miti, uccelli paduli e uccelli rapaci». Quindi adesso nella nuova Forza Italia prevarranno i “leggeri”? «La nuova Forza Italia sarà leggerissima, aperta, inclusiva, un luogo piacevole dove fanno politica uomini e donne che su tante questioni, escluse quelle economiche, la pensano in maniera diversa. Quindi ci sono coloro che amano trascorrere la domenica con i boy scout e coloro che preferiscono un concorso di bellezza». Cicchitto che invoca un partito strutturato e radicato è “pesante”? «Cicchitto è uno degli esponenti del partito più bravi. Ha una visione un po’ arcaica ma è una componente assolutamente utile». Sì, ma vincono i “leggeri”? Rotondi dice che se la nuova Fi si traducesse nel partito dei manager-coordinatori regionali rischierebbe l’espulsione dal Ppe. Cosa risponde? «Vincono i leggeri. Questa non è un’operazione nostalgica come i nostalgici veri pensano e sono quelli che hanno riesumato il simbolo dello scudo-crociato che non ha portato una gran fortuna. La nuova Fi esprime una concezione politica diversa, ispirata al sistema maggioritario, aperta e, così come accade in qualsiasi partito, formata da persone di estrazione diversa. In sostanza, nella nuova Fi c’è Eugenia Roccella e il sottoscritto». Sì ma come, visto che sui temi etici la pensate agli antipodi. «Nella mia visione di Fi ci sono i liberi pensatori e gli osservanti di Santa Romana Chiesa. Nel partito che immagina Rotondi no, perché troppo ancorato a schemi precostituiti all’interno dei quali non sono tollerati gli eretici». Vale anche per Saverio Romano che twitta: “Siamo entrati in questo partito per diventare il Ppe italiano e invece si torna a Fi…” «La differenza tra me e Romano è che io voglio un partito aperto al massimo, inclusivo. Lui, invece, pensa a un partito cattolico, strutturato, radicato nel territorio, cardine della società cristiana». Se Berlusconi torna a Fi, la destra ad An, si va verso una frantumazione del centrodestra. A che serve? «L’obiettivo è presto detto: con la nuova Fi alle prossime politiche contiamo di attestarci su un 24 per cento di consensi, la destra raccoglierà un 7-8 per cento di voti, la Lega intorno al 4-5 per cento. Poi ci sono i partiti di centro, Udc, Scelta Civica che potrebbero raccogliere un 7-8 per cento. Il totale fa un blocco moderato che torna ad essere maggioritario. Il tutto all’interno di una grande federazione di centrodestra». E il Pdl che fine farà? «Lo lasceremo in eredità agli altri. A quelli che giusto un anno fa dicevano che il Pdl era morto, Berlusconi pure e che bisognava superare il Pdl, a quelli che si incontrarono con Mario Monti o parteciparono alle riunioni con Mario Mauro, quelli che organizzarono Italia Popolare». Dica la verità, ma a lei piace lo schema manager-coordinatori? «Il partito dei manager non esiste. Nel ’94 quando Berlusconi mi chiese di lavorare con lui alla nascita di Fi non mi chiese questo ed è la stessa cosa che continua a dire adesso. Servono persone che abbiano una visione imprenditoriale, gente per bene, gente che nella vita ha lavorato e creato. Io in Veneto sto già individuando il profilo dei candidati per le prossime politiche». Caso Santanchè: avanti anche a costo di rompere le larghe intese? «In tutte le attività della vita ci sono dei ‘fondamentali’ da rispettare; norme auree dalle quali non si può prescindere. Nel caso specifico la prassi dice che per ruoli istituzionali un partito al quale spetta esprimere la candidatura designa un nome e gli altri lo votano. Nessuno può arrogarsi il diritto di mettere veti. Se poi questo dovesse portare a rompere l’equilibrio delle larghe intese è la sinistra che se ne assumerà in pieno la responsabilità. Questa non è la battaglia su un nome, bensì una battaglia di principio. Se saltano i ‘fondamentali’, salta tutto …».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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