La settimana della Grecia tra paura, incognite e ricatti

04 luglio 2015, Lucia Bigozzi
La settimana della Grecia tra paura, incognite e ricatti
Sette giorni guardando Atene. Col fiato sospeso, nonostante i rimpalli di responsabilità tra il governo greco e quello di Bruxelles. Il ‘verdetto’ sul destino del Paese e del suo popolo è appeso a un sì o un no. 

Ma indipendentemente dall’esito, appare evidente che da domenica niente sarà più come prima. Intelligonews ha raccolto le voci della politica, dell’economia e del giornalismo, per capire anzitempo come finirà il rebus greco.

TSIPRAS E VAROUFAKIS IN BILICO. Il premier greco parla ai greci e li sollecita a votare no, puntando l’indice contro quel ‘memorandum’ considerato la ‘spinta’ finale verso il baratro per un Paese a un passo dal default. Da Atene il giornalista Francesco De Palo considera la Grecia come il “fronte” di una guerra da tutti temuta ma mai evocata, quasi a esorcizzare uno spettro che fa paura. Per De Palo non è l’Ucraina, ma appunto la Grecia lo scenario nel quale potrebbe innestarsi la scintilla di un conflitto. L’economista Giacomo Vaciago spiega i danni per l’Italia se la Grecia uscisse dall’euro ma non manca di criticare – e pesantemente – l’operato del ticket Tsipras-Varoufakis. 

Chi invece azzarda una previsione sulla base di un ragionamento è l’economista “controcorrente” Alberto Bagnai secondo il quale “Tsipras cederà a Bruxelles e sarà una catastrofe per noi”. Nella settimana di Atene la Borsa va sull’altalena in compagnia dello spread. E quando Tsipras rispedisce al mittente – alias Troika – il memorandum da firmare, da Bruxelles arriva la raccomandazione alle banche: giù le serrande. Si scatena il panico: i greci in fila ai bancomat e davanti alle farmacie. A fine settimana le banconote da venti euro scarseggiano e il carburante viene razionato. 

Molto critico col la posizione del governo greco l’economista Claudio Borghi, responsabile economico della Lega che a Intelligonews spiega gli errori dell’Ue e di Atene; mentre il filosofo Diego Fusaro, analizzando lo scenario geopolitico col rischio di un conflitto dietro l’angolo, auspica un asse Atene-Mosca. Dalle file di Sel Luca Casarini sta dalla parte del no referendario e il giornalista e scrittore Massimo Fini spiega perché “l’Europa economica non conta”. Tranchant la lettura di Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista quando paragona Tsipras a “Ponzio Pilato”. 

TRATTATIVE E DEAD LINE. Nei giorni infuocati delle trattative a oltranza, Tsipras ribadisce che in caso di vittoria del sì lascerà l’incarico e lo stesso annuncio arriva dal ministro dell’Economia Varoufakis. La dead line scatta giovedì quando la Cancelliera Merkel dice ‘basta’ ai continui ritocchi di Atene, rinviando tutto all’esito del referendum. Vista da Atene, invece, è la Germania ad alzare l’asticella con una serie di “ricatti”.

Tsipras telefona a Renzi che poi parla con Obama ma intanto nella conferenza stampa congiunta con la Merkel ribadisce la validità della linea di Bruxelles anche se afferma la necessità di una svolta nello schema di questa Europa che non può essere solo austerity. Durissimo il commento del leader della Lega Matteo Salvini che nella conversazione con Intelligonews considera il premier italiano “al guinzaglio della Merkel” e spiega perché se fosse greco, voterebbe no. 

Sul fronte politico Beppe Grillo anticipa che domenica sarà ad Atene con una delegazione di parlamentari a 5S per condividere la battaglia del popolo greco contro la Troika. E la parlamentare Roberta Lombardi incalza: “Noi con i greci contro il terrorismo psicologico e gli spettri agitati”. CasaPound con Simone Di Stefano insiste su un concetto – “occorre un atto di eroismo, ma Tsipras mira a perdere” -, mentre l’europarlamentare della Lega Mario Borghezio la mette giù così: “Con il sì l’Europa farà ricorso. Noi pronti con gli aiuti…”. 

Come finirà? Forse il rebus è solo all’inizio.
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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