Dal mal di schiena alla stenosi vertebrale: come evitare l'operazione

04 luglio 2016 ore 14:49, Andrea De Angelis
Il terrore del bisturi riguarda grandi e piccini. Il disagio di cui stiamo per parlare coinvolge soprattutto gli anziani, gli ultrasessantenni. Ma spesso viene diagnosticato tardi, confuso con un "semplice" (termine quanto mai improprio) mal di schiena. Invece si tratta di un qualcosa di più se è vero che ci fa camminare in maniera scorretta e provoca molto dolore. 

Stiamo parlando infatti della stenosi del canale vertebrale, un problema diffuso, ma ancora poco conosciuto. In sostanza consiste nel restringimento del canale dove passa il midollo spinale e nella conseguente compressione dei nervi. 
Ora una revisione italiana degli studi relativi a questo problema fisico dimostra che il bisturi non è per forza meglio di trattamenti conservativi di riabilitazione: l’indagine, pubblicata di recente sulla Cochrane Library , sottolinea infatti che non ci sono differenze sostanziali di efficacia fra la chirurgia e gli esercizi per liberarsi dal malessere provocato dalla stenosi. "Per la terapia farmacologica si usano cicli brevi di cortisonici per via epidurale , ma pochi pazienti rispondono e non sempre bene: ciò che invece di sicuro funziona sono gli esercizi per migliorare l’elasticità della colonna - afferma Fabio Zaina fisiatra di ISICO (Istituto Scientifico Italiano Colonna Vertebrale) e autore dello studio". Quindi rivela: "Il fisioterapista, dopo aver valutato le caratteristiche di ciascun caso, indica un piano personalizzato di attività con esercizi di stretching, flessione ed estensione della schiena che ognuno può fare da solo a casa propria. Una buona regolarità e l’impegno garantiscono ottimi risultati: la qualità della vita e l’autonomia migliorano, senza esporsi a effetti collaterali».

"Dai dati disponibili a oggi, tuttavia, si può affermare che non ci sia una netta superiorità della chirurgia per risolvere la stenosi. Dovremo capire meglio che cosa funziona di più perché la ricerca è ancora agli inizi, ma certo si tratta di un messaggio che può tranquillizzare i pazienti", conclude Zaina.

caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]