Dacca, Souad Sbai: "Gente ben finanziata, ha lavorato tanto sulle menti. Il rischio per l'Italia"

04 luglio 2016 ore 14:08, Andrea Barcariol
“Degli scorpioni in attesa della preda che quando arriva il segnale sembrano robot che vanno per uccidere senza risparmiare nessuno”. Così Souad Sbai, giornalista e presidente dell’Associazione delle donne del Marocco in Italia, intervistata da IntelligoNews, definisce i terroristi che hanno compiuto la strage di Dacca in cui hanno perso la vita 9 italiani.  

Sta uscendo il profilo dei terroristi, si tratta di figli di rampolli dell’alta borghesia. E’ il nichilismo che offre il destro al terrorismo più che la povertà sociale?

«Io l’ho sempre detto mentre tutti parlavano delle banlieue francese, dei quartieri di Bruxelles e di malessere sociale. Invece non è per niente un malessere sociale se andiamo a vedere questi ragazzi hanno tutti la stessa età, vengono dallo stesso ceto sociale e sono stati reislamizzati in modo radicale nello stesso periodo. Questo l’ho sempre urlato, l’avanzata estremista è arrivata nello stesso periodo, quando sono arrivati i soldi. Qualcuno mi contesta il termine reislamizzati dicendo che erano già musulmani invece si tratta di una vera e propria reislamizzazione al radicalismo al jihadismo che sono cose ben diverse».

Un errore che si fa per ignoranza oppure mediaticamente si preferisce far passare questa teoria?

«C’è un certo buonismo radical chic che deve per forza trovare un malessere e dare la colpa al razzismo, alla povertà. Ormai non sanno più a cosa attaccarsi. Tutti questi ragazzi, con la stessa età e provenienti da diverse parti del mondo, hanno lavorato per gli attentati nello stesso modo con i soldi dell’Arabia Saudita e del Qatar che hanno fatto investimenti allucinanti».

Dacca, Souad Sbai: 'Gente ben finanziata, ha lavorato tanto sulle menti. Il rischio per l'Italia'
I terroristi di Dacca, oltre ad appartenere a famiglie benestanti, hanno anche studiato ad alti livelli. La storia insegna che quando la cultura non ferma l’ideologia il pericolo è ancora più grande.

«Loro non hanno un leader. Sono cadute le ideologie e hanno trovato nella religione un nuovo credo che è un credo radicalista. Ai giovani fanno un lavaggio del cervello, io ho visto ragazzi marocchini di buona famiglia andare in Siria, oppure andar via dall’Italia per diventare terroristi. Riescono a fare tutto questo in poco tempo, bastano 40 giorni. Smettiamola quindi di cercare le colpe e invece affrontiamo il tema in maniera matematica. Questa gente, ben finanziata, ha lavorato tanto sulle menti, menti a volte deboli, ma non sempre, attirandoli inizialmente anche con i soldi. Inoltre hanno sfruttato Internet».

Secondo lei c’era l’intenzione di colpire gli italiani? 

«Secondo me sono semplicemente capitati nel momento sbagliato. Loro cercavano occidentali, “infedeli”. C’era una musulmana che ha letto alcuni brani del Corano ma non è bastato per salvarsi perché indossava i jeans. Questi si attaccano a tutto. E’ chiaro che quel gruppo si è trovato in quel posto maledetto in un momento sbagliato. Comunque è stato un attacco studiato, di 27, di ramadan, di venerdì, che è la loro giornata per fare gli attentati e in una notte sacra dove si dice che si arriva direttamente al paradiso. Quello che mi dà molto fastidio è vedere ora su Facebook che qualcuno consiglia di imparare la shahada. E’ tempo perso, questi sono dei criminali religiosi, sono degli scorpioni in attesa della preda, al momento che arriva il segnale questi attaccano e sembrano robot che vanno per uccidere senza risparmiare nessuno».

C'è un rischio concreto di attentati in Italia? 

«La preoccupazione c'è, nonostante il lavoro dei nostri servizi segreti. In Italia si devono svegliare, in questo caso hanno attaccato sapendo che erano anche italiani, li hanno tenuti 11 ore. Se noi non eravamo a rischio non li ammazzavano. Non è che non ci attaccano perché siamo belli, ma perché passano da qui e gli serve di tenere l'Italia tranquilla».





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