Traffico di migranti e dei loro organi: così venivano uccisi se non pagavano: 38 fermi

04 luglio 2016 ore 15:36, Americo Mascarucci
"Chi non aveva i soldi per pagare il viaggio veniva ucciso e i suoi organi venivano rivenduti in Egitto per circa 15mila dollari". 
A rivelarlo agli investigatori è stato Nuredin Atta Wehabrebi, trafficante pentito di origine eritrea che sta collaborando da un anno con i magistrati italiani. 
Le informazioni fornite agli inquirenti sarebbero state raccolte dai capi dell’organizzazione con la quale il pentito collaborava in Libia, ma sarebbero suffragate anche dai racconti di altri migranti che sono riusciti a raggiungere l'Italia. 
"Talvolta – è la sua testimonianza messa a verbale - i migranti non hanno i soldi per pagare il viaggio che hanno effettuato via terra, né sanno a chi rivolgersi per pagare il viaggio in mare, e allora mi è stato raccontato che queste persone che non possono pagare vengono consegnate a degli egiziani, che li uccidono per prelevarne gli organi e rivenderli in Egitto per una somma di circa 15.000 dollari. In particolare questi egiziani vengono attrezzati per espiantare l’organo e trasportarlo in borse termiche". 
Dichiarazioni choc che hanno fatto scattare la maxioperazione della Dda di Palermo che ha portato a 38 fermi in tutta Italia nei confronti di appartenenti a un'organizzazione criminale attiva nel traffico di migranti. 
Associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, all'esercizio abusivo dell'attivita di intermediazione finanziaria e al traffico internazionale di stupefacenti i reati contestati ai 38 appartenenti al network criminale. 
Nel corso delle indagini, svolte dalle squadre mobili di Palermo e Agrigento e dal Servizio centrale operativo, è stata ricostruita la struttura organizzativa del sodalizio e sono stati individuati ingenti flussi di denaro, provenienti dal traffico di migranti. 
Il sodalizio criminale comprende 25 eritrei, 12 etiopi e un italiano.
La rete smantellata oggi fatturava milioni di euro l’anno, sulla pelle di chi dopo essere arrivato in Libia saliva sui barconi per l’Italia e poi da qui cercava di raggiungere anche altre mete in Europa, in particolare la Germania, l’Olanda e i Paesi scandinavi. Tutto pagato a caro prezzo, per ogni tappa del viaggio

Traffico di migranti e dei loro organi: così venivano uccisi se non pagavano: 38 fermi
Pare che la centrale delle operazioni di transazione effettuate con il cosiddetto metodo "hawala", che si basa sulla parola e sulla fiducia di una rete di mediatori avesse sede a Roma in una profumeria utilizzata come copertura per gli affari illeciti dove gli agenti hanno sequestrato 526.000 euro e 25.000 dollari in contanti oltre ad un libro mastro con centinaia di nomi di stranieri. 
Le indagini hanno permesso di accertare che, a chi pagava di più, l'organizzazione era in grado di garantire l'arrivo in Italia non via mare ma tramite ricongiungimenti familiari.  Tra i 38 fermati di oggi c'è anche un italiano di Macerata, di 46 anni. A fare il suo nome il pentito dell'organizzazione. 
E' emerso, inoltre, che i principali indagati gestivano anche una fiorente attività di traffico internazionale di catha, droga importata dall'Etiopia, inserita per la legislazione italiana tra le droghe pesanti.

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