Come funziona il "gioco virtuale" per tornare a camminare: è la cyberterapia

04 luglio 2016 ore 23:59, Lucia Bigozzi
Si chiama “Cave” e sono due stanze virtuali e super-tecnologiche dove “tuffarsi” per affrontare la fase della riabilitazione fisica ma anche cognitiva. Il “Cave” sono state istituite presso l’IRCCS Auxologico Italiano di Milano nel quale viene sperimentata la Telepresenza immersiva virtuale (Tiv) e vengono attuati programmi virtuali a scopi terapeutici. Realizzati in accordo con il ministero della Salute e mediante il supporto di Forge Reply, azienda specializzata in sistemi hardware e software ad alta tecnologia, il “Cave” consentono di simulare i tipici contesti in cui vengono trattate varie tipologie di disturbi come quelle cognitive nelle fasi iniziali, e quelle motorie specie dopo un ictus o il Parkinson, ma anche disturbi che investono la sfera psicologica: dalle fobie, allo stress, all’ansia. Si tratta di un sistema integrato che permette di ricostruire una realtà vera, considerando le sollecitazioni cognitive, uditive e visive. Questo progetto è stato realizzato d' intesa con il Ministero della Salute e in conto capitale di circa 1 milione di euro (50% a carico della struttura ospedaliera milanese).

Come funziona il 'gioco virtuale' per tornare a camminare: è la cyberterapia
L’innovazione, ancorchè in fase sperimentale, mette il paziente in grado di ricevere una maggiore efficacia su funzioni compromesse, con l’obiettivo finale di gestire o ridurre il gap fisico con cui deve convivere.
E’ Marco Stramba-Badiale, direttore del Dipartimento Geriatrico-Cardiovascolare e del Laboratorio Sperimentale di Ricerche di Riabilitazione e Medicina Cerebrovascolare dell’Auxologico di Milano a spiegare le peculiarità del “Cave”: “Costituisce uno strumento straordinario per la riabilitazione nel post ictus, nelle fasi iniziali della demenza senile o per la cura di malattie come il Parkinson. Grazie a questa tecnologia è infatti possibile, ad esempio, facilitare il ritorno a casa dell’anziano, simulando situazioni di vita quotidiana ma in un ambiente controllato”. Non solo: attraverso la visione 3D stereostopica, il sistema consente al paziente di leggere correttamente gli spazi che lo circondano e le distanze, sentendosi al centro della scena virtuale che viene proiettata sullo schermo. 


autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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