Le parole chiave della settimana: IMU vs OCSE

04 maggio 2013 ore 10:02, Paolo Pivetti

Le parole chiave della settimana: IMU vs OCSE
Due voci scendono in campo in questo fine settimana, e si contendono la scena: sono le parole IMU e OCSE.

IMU, cioè Imposta Municipale Unica, sul patrimonio immobiliare, tiene la scena in quanto NO-IMU, cioè cancellazione / restituzione dell’IMU. È battaglia irrinunciabile, perché simbolica, di una componente dell’alleanza: fu sventolata come bandiera elettorale, ed ha assunto una suggestione emotiva che va molto oltre il merito reale del provvedimento.

Ma contro la bandiera NO-IMU si fa avanti nell’agone una sigla antica e potente: OCSE, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, organismo consultivo che riunisce 34 paesi democratici a economia di mercato, e richiamandoci al rigore, dice che l’Italia non è in grado di abbassare le tasse; e in particolare di tagliare/restituire l’IMU.

OCSE versus NO-IMU dunque: la battaglia è aperta.

Terza sigla in lizza questa settimana per un posto in proscenio è BCE, Banca Centrale Europea, che per bocca del suo presidente Draghi annuncia la riduzione del tasso d’interesse allo 0.50%. Scopo: inondare il mercato di liquidità, nella speranza che una piccola parte di questa arrivi a famiglie e imprese.

Il linguaggio della cronaca esplode queste sigle come colpi di cannone nella lotta politica.

Ma il racconto si era aperto, all’inizio di settimana, in ben diversa atmosfera, con alate immagini e rasserenanti panorami: larghe intese, democrazia dal basso, paese reale; e poi, nel discorso del Presidente del Consiglio designato, con coraggiose metafore come scongelatevi, spogliamoci dell’armatura, usciamo dalla valle delle nostre paure, l’Europa è il nostro viaggio, Davide e la sua fionda...

Passando ad altro tema, c’è invece chi, alta carica dello Stato, ritiene di poter giustificare una mutazione transgender da vittima a carnefice, giustificando chi spara con colpe della Società.

Dopo giorni segnati da umori contrastanti, a riportare tutto in terreno drammatico ci pensa la cronaca con più d’un odioso delitto, e la parola femminicidio. E qui, fermo restando l’orrore per questi crimini, sia permessa una domanda: che bisogno c’era di coniare questo termine femminicidio, così rozzo, così tecnicamente brutale verso le vittime, che non sono femmine, ma donne? C’era già la parola uxoricidio. I linguisti politically correct risponderanno che uxor, in latino è moglie, dunque uxoricidio è restrittivo. Ma le parole, andrebbe loro ricordato, si trasformano, assumendo significati più ampi dell’originale. Ciao, per esempio, la parola italiana più diffusa nel mondo, viene da sciao, che nel veneto del Settecento significava schiavo. (Per carità, non fatelo sapere in giro: qualcuno potrebbe chiederne l’abolizione!)

autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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