Il sondaggio della Bce: ecco le nuove tendenze

04 maggio 2015, Luca Lippi
Il sondaggio della Bce: ecco le nuove tendenze
Sembra ci sia un movimento positivo nell’ambito del credito in Europa. La BCE dice che sono i primi effetti del QE. Andiamo a vedere questi effetti nel dettaglio. 

La BCE attraverso un sondaggio sta monitorando la situazione riguardante l’aumento del credito delle banche in favore d’imprese e famiglie, lo scopo ovviamente è quello di monitorare la spinta propulsiva per accendere la nota ripresa dei consumi, lo stimolo magico dell’economia. 

Secondo questo sondaggio (periodo di riferimento 6-23 marzo) gli istituti di credito dell’eurozona ipotizzano un incremento della domanda di prestiti da parte delle imprese nel secondo trimestre. Più nel dettaglio, nel periodo aprile-giugno le banche, favorite da condizioni meno restrittive, sarebbero pronte a spingere per i finanziamenti alle attività imprenditoriali e per il credito al consumo, pur confermando il rischio di una successiva stretta sugli standard creditizi per i mutui. 

Riguardo all’Italia, Bankitalia conferma la tendenza europea certificando che nel primo trimestre è proseguito l’allentamento dei criteri di offerta dei prestiti a imprese e famiglie, soprattutto grazie alla maggiore concorrenza tra le banche, e segnala anche il miglioramento della posizione di liquidità degli stessi istituti. 

Riguardo al trimestre in corso, invece, Bankitalia confessa di attendere un nuovo allentamento delle condizioni di offerta del credito a imprese e famiglie, segnalando contestualmente che la domanda è in aumento per le famiglie mentre quella delle imprese è ferma. 

I segnali sarebbero deboli ma positivi, tuttavia non si può dire che tutto procede nel migliore dei modi. 

La “debole” richiesta di credito aumenta, ma le banche sono pronte a soddisfarla? Purtroppo no! 

Sei mesi dopo il termine degli stress test che solo in Italia ha generato richieste di nuovo capitale per 3,8 miliardi di euro (trascurabile la quantità già raccolta), dopo i 10,8 miliardi di euro ottenuti nel 2014,  e fra queste anche alcune banche italiane. 

Al momento, e sono solo voci, la BCE avrebbe richieste per ulteriore ricapitalizzazione da parte degli istituti di credito pari a 50 miliardi di euro (in tutta l’eurozona, l’Italia concorre in minima parte ed è un buon segno). Questo significa che il QE è troppo debole, oppure troppo lento, oppure che scarseggia la carta (cioè che non ci sono titoli dei debiti sovrani da comprare). 

Seguiamo l’evolversi della situazione. 
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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