Scuola, Morra (M5S): “La riforma di Renzi è camouflage. Stretta di mano con Prodi? Preferisco Bindi e Letta”

04 maggio 2015, Lucia Bigozzi
Scuola, Morra (M5S): “La riforma di Renzi è camouflage. Stretta di mano con Prodi? Preferisco Bindi e Letta”
L’ha ribattezzata “riforma camouflag” mutuando dai lavori non finiti dell’Expo. Nicola Morra, senatore 5Stelle, nella conversazione con Intelligonews spiega cosa non va e perché, ma allarga l’analisi al caso Prodi, ai fischi a Renzi alla festa dell’Unità, per poi planare sull’Italicum.

Renzi contestato alla festa dell’Unità ha detto che non saranno tre fischi a fermare il cambiamento del Paese. Qual è la sua valutazione?

«Io sono convinto che i tre fischi di cui ha parlato Renzi saranno quelli che prima o poi - io prevedo non tanto tardi – verranno fischiati dagli italiani a conclusione della partita, della serie: game over. Il governo Renzi si sta alienando le simpatie inizialmente ottenute presso numerose categorie e tra queste gli insegnanti, gli operatori della scuola, perché ormai con il tempo stanno evaporando tutte le promesse che si rivelano tali in quanto non seguite dai fatti. E quello che conta, per quanto l’italiano sia stato per decenni abituato alla retorica fumosa del berlusconismo, è che lo Stato riesca a offrire risposte concrete, mentre oggi lo Stato sta sempre più negando diritti, in particolare dei più deboli, come sta avvenendo sulla scuola».

A proposito di scuola: lei è un prof. Domani insegnanti e sindacati in piazza contro la riforma. Lei da che parte sta?

«La contestazione del mondo della scuola è finalizzata a rafforzare il servizio pubblico. Ricordo che nelle 136 pagine presentate sotto forma di slides da Renzi con cui ha offerto agli italiani la sua visione di ‘buona scuola’ c’è un passaggio inaccettabile: quello dell’impossibilità per lo Stato di finanziare la scuola pubblica. Nelle democrazie vere è la scuola che rimuove gli ostacoli che impediscono ai cittadini, seppure in erba, di potercela fare, perché la scuola educa alla meritocrazia, alla democrazia, a quei valori della tradizione anche liberale, che inneggiano a una cooperazione emulativa; Renzi invece sposa il modello della concorrenza distruttiva per cui l’uno cresce danneggiando l’altro. Anche con questo provvedimento si continua a finanziare la scuola pubblica non statale, quella che un tempo si chiamava scuola privata, diminuendo le risorse a disposizione per la scuola pubblica statale. Ciò significa operare una scelta di campo netta, come avvenuto nella sanità e nei trasporti, per privilegiare il privato a danno del pubblico».

Scusi ma non le va bene nemmeno l’assunzione di 120mila precari?  

«Non facciamoci prendere in giro dalla retorica delle centomila assunzioni perché ormai gli addetti ai lavori sanno che troppe volte vengono presi per i fondelli. Renzi ad agosto 2014 aveva promesso 148mila assunzioni a partire dal 1 settembre dello stesso anno e anche le modalità con cui ha affrontato questa materia stanno a dimostrare un camouflage, ovvero la volontà di dare visibilità a un maquillage coniugato col marketing, ma quando si deve addentare il panino, si vuole che dentro ci sia qualcosa da gustare e qui gli italiani stanno capendo che dietro a Renzi c’è Renzi, cioè il nulla»

Lei da addetto ai lavori cosa consiglierebbe al premier?

«Una vera riforma della scuola deve nascere da una riflessione seria e condivisa con tutti i soggetti interessati che devono essere chiamati a dare il loro suggerimento. Una vera riforma della scuola nasce da una riflessione sulle capacità e sulle competenze, sulle conoscenze che dovrà avere il cittadino del futuro; qui invece si pensa a operazioni ragionieristiche per cui si riesce addirittura a peggiorare l’intento della Gelmini e delle precedenti riforme spacciando per innovativo un provvedimento che semplicemente vuole ridurre la spesa pubblica nel settore dell’istruzione. Ricordo la retorica renziana sulla meritocrazia: all’inizio il merito veniva riconosciuto a priori a due docenti su tre, poi nella seconda versione della riforma siamo passati a uno su venti docenti. Questo per far capire quanto sia ondivaga la consapevolezza dei problemi che questi signori stanno affrontando. Per non parlare poi del chi sia chiamato a decidere cosa sia il merito e chi ce l’abbia».

Sì ma il suo suggerimento a Renzi?

«Posso suggerire al premier una cosa: le riforme se vanno fatte – e di devono fare – vanno realizzate con la maggiore condivisione possibile; altrimenti con un’imposizione sciocca e arrogante si ottiene l’effetto di far ancor di più inalberare chi ha già motivi per essere frustrato sia dal punto di vista sociale dal momento che il ministro Poletti ha detto che noi insegnanti facciamo tre mesi di vacanze, sia dal punto di vista economico perché i nostri stipendi sono ridicoli, soprattutto nei primissimi gradi di istruzione che, invece, sono quelli che maggiormente avviano gli studenti al sapere, alla curiosità, all’apprendimento»

Però Renzi ha fatto un’apertura sulla riforma. Come la legge?

«Se voleva effettivamente aprire doveva, attraverso la concertazione, promuovere da subito e non con la finta consultazione on line, l’apertura di tavoli in cui tutti i soggetti interessati avrebbero dovuto dire la loro; anche perché occorre prendere atto che la società di fronte ai cambiamenti, dovrà essere sottoposta a forti dosi di innovazione tecnologica. Ad esempio: se noi diciamo di voler putare anche nelle scuole sull’acquisizione delle competenze informatiche, con dotazioni che permettono a docenti e studenti di essere sempre più internauti, non è possibile continuare a essere la terzultima banda larga per velocità a livello europeo. C’è una contraddizione, termine che logicamente accompagna un termine proprio della filosofia morale: ipocrisia»


Cosa pensa della stretta di mano tra Prodi e Renzi dopo le polemiche sulla mancata citazione da parte del premier alla cerimonia inaugurale dell’Expo?

«Fra il comportamento di Prodi e quello di Enrico Letta che finalmente ieri ha assunto un atteggiamento netto ed esplicito dichiarando che voterà contro l’Italicum motivandone le ragioni, preferisco Letta. A me Prodi sembra un personaggio pubblico che per bonarietà cerca pubblicamente di perdonare tutto e tutti dimenticando che chi adesso predica lealtà, circa due anni e qualche mese fa, è stato quello che in qualche modo ha avuto a che fare coi 101. L’Italia deve smetterla con l’ipocrisia: è stata molto più onesta, coraggiosa e autentica Rosy Bindi che quando Renzi ha dimenticato di ringraziare Prodi non l’ha mandata a dire a Renzi. Tutte queste contumelie mi ricordano la vecchia Dc per cui nulla era un problema e tutto si sarebbe messo a posto da sé. L’Italia ha necessità del coraggio della verità»

Come va a finire l’Italico voto sulla legge elettorale?

«Sono contento se il voto avviene in maniera palese perché è questo il tempo in cui tutti dovranno prendersi le loro responsabilità non nascondendosi dietro al voto segreto. E’ giusto che gli elettori del Pd capiscano se chi è stato mandato in Parlamento accetti una forzatura come l’Italicum che, come detto dallo stesso Letta, se fosse stata pensata da altri avrebbe provocato reazioni durissime. Noi siamo dell’avviso che la validità degli atti debba essere valutata in funzione del testo e non dei proponenti per i quali tutto deve essere accettato. Noi, invece, vogliamo educare al consumo critico».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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