Papa Francesco celebra Dante: "Una guida nelle selve oscure della vita"

04 maggio 2015, Micaela Del Monte
"È una delle figure più illustri dell'umanità intera", un "artista di altissimo valore universale che ha ancora tanto da dire e da donare attraverso le sue opere" a quanti sono "desiderosi di seguire la via della vera conoscenza, della scoperta di sé e del mondo, del senso profondo e trascendente dell'esistenza".

Sono state queste le parole di Papa Francesco che, nel messaggio letto nell'aula di Palazzo Madama dal cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, ha voluto celebrare i 750 anni della nascita di Dante Alighieri.

Il testo papale è stato accolto da un forte appaluso dei presenti; in Aula il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella e il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini
Papa Francesco celebra Dante: 'Una guida nelle selve oscure della vita'

Dante è "profeta di speranza, annunciatore della possibilità di riscatto di ogni uomo e donna", ha detto il Pontefice; ci si può, dunque, arricchire "della sua esperienza per attraversare le tante selve oscure disseminate sulla nostra terra". Secondo Francesco, è significativo che il Sommo Poeta venga ricordato alla vigilia del Giubileo straordinario della Misericordia, che si aprirà l'8 dicembre prossimo, a cinquant'anni dalla conclusione del Concilio Vaticano II, in quanto "ci invita ancora una volta a ritrovare il senso perduto o offuscato del nostro percorso umano e a sperare di rivedere l'orizzonte luminoso in cui brilla in pienezza la dignità della persona umana". 

"La Commedia - ha osservato Bergoglio - può essere letta infatti come un grande itinerario, anzi come un vero pellegrinaggio, sia personale e interiore, sia comunitario, ecclesiale, sociale e storico. Essa rappresenta il paradigma di ogni autentico viaggio in cui l'umanità è chiamata a lasciare quella che Dante definisce “l'aiuola che ci fa tanto feroci”, per giungere a una nuova condizione, segnata dall'armonia, dalla pace, dalla felicità"

"È questo l'orizzonte di ogni autentico umanesimo", ha sottolineato Papa Bergoglio ricordando nell'occasione le attestazioni dei suoi predecessori riguardo "alla sua grandezza non solo artistica ma anche teologica e culturale: Benedetto XV - ha elencato il Pontefice nella lettera indirizzata a Ravasi - dedicò al sesto centenario della morte, l'enciclica “In praeclara summorum”, datata 30 aprile 1921 l'intima unione di Dante con la Cattedra di Pietro e sottolineare la prodigiosa vastità e acutezza del suo ingegno"; anche il beato Paolo VI, poi, "ebbe particolarmente a cuore la figura e l'opera di Dante, a cui dedicò la bellissima Lettera Apostolica “Altissimi cantus”, in cui con l'espressione “Dante è nostro” rivendicava l'appartenenza dell'Alighieri alla fede cattolica e che “il fine della Commedia è primariamente pratico e trasformante: dal disordine alla saggezza, dal peccato alla santità, dalla miseria alla felicità, dalla contemplazione terrificante dell'inferno a quella beatificante del paradiso”"; anche san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI - ha voluto ricordare Francesco - si sono spesso riferiti alle opere del Sommo Poeta e lo hanno più volte citato".

"E - ha concluso Bergoglio citando la sua "Lumen fidei" - ho scelto anch'io di attingere a quell'immenso patrimonio di immagini, di simboli, di valori costituito dall'opera dantesca: per descrivere la luce della fede, luce da riscoprire e recuperare affinché illumini tutta l'esistenza umana, mi sono basato proprio sulle suggestive parole del Poeta, che la rappresenta come “favilla, / che si dilata in fiamma poi vivace / e come stella in cielo in me scintilla”".
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