Italicum, FdI vuole il voto segreto, Fi si spacca, dietrofront M5S. Il Pd resta l’incognita

04 maggio 2015, intelligo
A poche ore dal voto italicum lo scenario del come andare in Aula e del cosa fare è cambiato. La novità è il voto segreto chiesto da Fratelli d’Italia. L’effetto è che Fi si è spaccata sulla strategia aventiniana indicata in mattinata dal capogruppo Brunetta, i 5S pronti a votare contro, con lo scrutinio segreto non parteciperanno al voto, mentre nel Pd le incognite restano. Soprattutto dopo le parole di Gianni Cuperlo che anticipa: l’orientamento dei dissidenti è quello di votare contro l’Italicum. Anche se non specifica quanti e chi.

FORZA ITALIA DIVISA. L’annuncio ufficiale arriva dal capogruppo di FdI a Montecitorio Fabio Rampelli: “Fratelli d'Italia-Alleanza nazionale chiederà il voto segreto sulla legge elettorale ma non parteciperà al voto. Non vogliamo essere complici di questo brutale violazione della Costituzione”. Primo effetto in Forza Italia. Brunetta già a metà mattina aveva dichiarato che tutte le opposizioni non avrebbero partecipato al voto finale sulla riforma elettorale ma nella riunione del gruppo parlamentare i distinguo si sono palesati. 

Anzitutto, come segnalano gli spifferi di Intelligonews, c’è da rilevare che alla riunione mattutina c’erano solo una ventina di parlamentari. Brunetta ha tracciato la linea: Aventino sul voto finale e, se necessario, anche sugli ordini del giorno ma solo dopo aver consultato le altre forze dell’opposizione. Ma quando si è trattato di votare gli ordini del giorno, non tutti hanno condiviso la strategia aventiniana: 15-18 parlamentari, per lo più pare si tratti di fittiani e verdiniani, si sono presentati in Aula, evidenziando la non condivisione della scelta di Brunetta. Lo spiega Maurizio Bianconi: “Io ''Io ho partecipato al voto, ci asterremo a quello finale...”. E un fedelissimo di Verdini aggiunge: “Brunetta ha deciso con una ventina di deputati, quindi, non conta la linea data. E poi, mica possiamo comportarci peggio dei grillini, che rappresentano l'antisistema e hanno votato gli ordini del giorno pur essendo contrari all'Italicum?”. Incognite e sorprese che però Renato Brunetta smentisce categoricamente conversando coi cronisti in Transatlantico: "Non c'è nessuna spaccatura in Fi, quella che vorreste voi...Usciremo tutti dall'Aula al momento del voto finale, convintamente e compattamente".

REBUS DISSIDENTI DEM. Resta da capire se i 38 parlamentati che nelle precedenti sedute non hanno partecipato al voto confermeranno anche per quello finale oppure no. Quello che si sa per certo è che alcuni di loro nel weekend hanno maturato l’intenzione di votare contro. E’ il caso di Enrico Letta che lo ha ufficializzato via tv a In Mezzora dall’Annunziata, a Rosy Bindi a Civati e Fassina. Gianni Cuperlo concede solo un flash prima di entrare nella riunione pomeridiana del gruppo dem: “Siamo orientati a esprimere voto contrario” all’Italicum. “Mi pare ci sia un orientamento verso la coerenza e trasparenza della posizione assunta finora. Non condividiamo la forzatura” sulla legge elettorale. Da qui, “l’orientamento a votare contro”. Per ora, mancano i numeri e i nomi. 

DIETROFRONT 5S. In mattinata Danilo Toninelli, l’uomo della legge elettorale, aveva dichiarato la posizione del Movimento: voto palese e contrario alla legge. Di qui un appello alle altre opposizione a seguire lo stesso percorso. Ma la richiesta del voto segreto calata sul tavolo della tattica da FdI, in un certo senso, ha spiazzato i grillini costretti a modificare la posizione in corso d’opera. “Noi abbiamo sempre detto: mettiamoci la faccia. E’ stato chiesto il voto segreto” perché, attacca Toninelli, “le forze di opposizione non garantiscono tutti i voti contrari. Chiaramente, non noi: voteremo compatti e decisi contro l'Italicum. Ma, a questo punto, siamo obbligati a uscire anche noi e il Pd a votarsi la legge elettorale da solo”. Sull’esito del voto finale vaticina: “Secondo me, comunque, ci saranno sorprese, Renzi ne uscirà indebolito con numeri di poco superiore alla maggioranza assoluta dell’Aula”. 

SEL E LEGA VERSO IL NON VOTO. Arturo Scotto, capogruppo di Sel sice che alla fine “tutti abbandoneremo l'Aula. Con la fiducia è stato fatto uno strappo pericoloso, dal punto di vista politico e democratico. E’ giusto che Renzi si voti da solo la legge elettorale visto che da solo ha deciso di scriversela”. Stesso imput dalla Lega col leader Salvini che attacca: “Se fossi deputato uscirei dall’aula prima del voto, ma dovete chiedere al capogruppo”. Esercizio retorico. 

LuBi
autore / intelligo
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