Negazionismo, fino 6 anni a chi nega la Shoah: via la parola della discordia

04 maggio 2016 ore 10:41, Andrea Barcariol
Via libera dal Senato al reato di negazionismo. Il provvedimento, che è stato cambiato rispetto a quello giunto dalla Camera, è stato approvato con 134 voti a favore, 14 contrari e 36 astensioni (non ha partecipato Forza Italia e si è astenuta la Lega). Ora tornerà all'esame di Montecitorio. Il ddl sul negazionismo tecnicamente è il risultato dell'approvazione dell'emendamento, interamente sostitutivo, proposto dal presidente della commissione Giustizia Nico D'Ascola, che ha rimosso dal testo l'avverbio della discordia, ossia che l'istigazione avvenisse "pubblicamente". L'Aula di Palazzo Madama ha approvato un testo corretto rispetto a quello che era stato licenziato dalla Camera e poi, con un voto bipartisan, dalla commissione giustizia del Senato.  Perché scatti l'aggravante del negazionismo, punita con la reclusione da 2 a 6 anni di reclusione, ci dovrà essere un "concreto pericolo di diffusione di tali idee". In sostanza, il negazionismo diventerà un'aggravante, aggiunta alla legge Mancino, rispetto ai reati di discriminazione razziale e di stampo xenofobo.
Sulla parola "pubblicamente" era scoppiata una polemica. A denunciare il rischio di un «restringimento» del campo di azione della legge Mancino era stata la deputata Pd Donatella Ferranti, presidente della commissione Giustizia della Camera: «Non è ammissibile che non sia punibile l’istigazione all’odio razziale commessa in luoghi privati. È un comportamento troppo grave per restare impunito, preludio di altri reati successivi. In un momento storico e sociale così delicato, depotenziare di fatto la legge Mancino è un atto politicamente incomprensibile, con il rischio che indagini e processi in corso impostati sull’attuale tenore della norma vengano travolti da una sostanziale depenalizzazione».

Negazionismo, fino 6 anni a chi nega la Shoah: via la parola della discordia
Negazionismo
Il negazionismo di un evento storico è una corrente pseudostorica e pseudoscientifica del revisionismo che consiste in un atteggiamento storico-politico che, utilizzando a fini ideologici-politici modalità di negazione di fenomeni storici accertati, nega contro ogni evidenza il fatto storico stesso.
Il negazionismo dell'Olocausto è una manipolazione degli eventi storici perpetrata per scopi politici, il cui principale assunto è la negazione della veridicità dell'Olocausto, ossia del genocidio degli ebrei da parte della Germania nazista. Secondo tale teoria, l'Olocausto sarebbe un'enorme finzione, funzionale alla demonizzazione della Germania, alle politiche sotterraneamente perseguite dai circoli ebraici mondiali e alla creazione e difesa dello Stato d'Israele. Tale teoria sfrutta il fatto che l'Olocausto fu trattato come un segreto di stato nella Germania nazista e i Tedeschi cercarono di lasciare il minor numero possibile di documenti scritti. La maggior parte degli ordini che portarono ai massacri furono, invece, dati verbalmente, in particolare ai livelli più alti della gerarchia. Nel 1943, in un discorso segreto ai generali delle SS a Posen, Heinrich Himmler, Comandante delle SS di tutto il Reich e della Polizia, sostenne che lo sterminio degli Ebrei europei doveva rimanere segreto e non doveva essere documentato.

 
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