Negazionismo, Veneziani: “Le opinioni vanno combattute con le opinioni, non con le sentenze”

04 maggio 2016 ore 14:16, Andrea Barcariol
E’ critico nei confronti del disegno di legge, approvato ieri in Senato, che introduce nell’ordinamento italiano l’aggravante di negazionismo. Marcello Veneziani, giornalista, intellettuale e scrittore, spiega a Intelligonews, il suo punto di vista sull’argomento.

In molti hanno parlato di “introduzione del reato di opinione”. In nome della democrazia è possibile limitare la libertà di pensiero?


«Le opinioni vanno combattute con le opinioni, non con le sentenze ed è assurdo prevedere reati di opinione. D’altra parte ci sono anche dei precedenti: abbiamo depenalizzato il reato di bestemmie, la blasfemia, tenendoli come opinioni, non si vede la ragione per cui, a livello di giudizio storico, si debba introdurre poi questo reato di negazionismo. Oltretutto uno degli effetti negativi è che potrebbe anche avere ricadute pesanti nel limitare la verità della ricerca storica che inevitabilmente deve rimettere in discussione tutto ciò che è acquisito e che quindi deve essere revisionistica. Il passaggio dal revisionismo al negazionismo è abbastanza breve».

Negazionismo, Veneziani: “Le opinioni vanno combattute con le opinioni, non con le sentenze”
Può spiegare la differenza?


«Il revisionismo rivede dei giudizi storici consolidati sulla base di nuovi fatti e nuove interpretazioni, il negazionismo invece nega che sia accaduto un tragico evento. Quando si parla di negazionismo da noi, in Occidente, l’unico riferimento è la Shoah, in realtà ci sono anche altre forme di negazionismo che hanno riguardato i gulag, le foibe e altri orrori del secolo scorso. Ci sono pratiche di sterminio diverse, ma soltanto su una si applica la legge».

Quindi due pesi e due misure?

«Che io sappia non c’è mai stato un caso riguardante la negazione dei crimini di Stalin o di Mao Tse-tung. Credo che anche l’uso ideologico e unilaterale di questo reato dimostri quanto sia errato introdurlo nel nostro ordinamento giuridico».

Su questo argomento IntelligoNews ha intervistato il deputato del Pd Emanuele Fiano che ha ricordato la Legge Scelba del 1952 sull’apologia di fascismo per sottolineare come il reato di opinione in realtà fosse già presente nel nostro ordinamento. Cosa ne pensa?

«Sono d’accordo, anche quello era un reato di opinione e fu grottesco inserirlo perché un conto era dar luogo alla ricostruzione del disciolto partito fascista, ben diverso era invece l’apologia del fascismo che andava combattuta sul piano delle opinioni».


Fiano ha anche collegato la crescita dei fenomeni discriminatori violenti con l’ondata delle grandi migrazioni in Europa. Cosa ne pensa?

«Ogni momento storico ha le sue emergenze, quindi mi sembra assurdo elevare questo periodo a un momento eccezionale. Inoltre, non capisco il nesso. Si potrebbe pensare che questo reato vada a penalizzare anche i migranti che hanno una differente opinione sulla storia del passato. Mi sembra insensato o comunque poco fondato porre in relazione queste due cose».

C'è il rischio che questo ddl possa aprile la strada a nuove leggi, ad esempio sul tema delle unioni civili?


«Ci siamo già vicini con il reato di omofobia. Un conto è aggredire e offendere una persona per motivi legati alla sessualità, un altro è esprimere un’opinione per difendere la famiglia tradizionale e avere una condanna che può anche diventare penale. Il reato di negazionismo può essere una pericolosa anticamera per stabilire nuovi reati e nel nome della libertà, del rispetto e della dignità umana inserire norme che di fatto calpestano sia la libertà d’opinione sia la dignità umana».



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