Negazionismo, Rizzo (PC): "Si combatte con la cultura non con gli anni di carcere"

04 maggio 2016 ore 14:16, Lucia Bigozzi
“Il negazionismo non si batte con gli anni di galera ma si batte con la storia e la cultura”. Va dritto al punto Marco Rizzo, segretario nazionale del Partito Comunista e candidato sindaco a Torino, che nella conversazione con Intelligonews analizza la norma appena varata a Palazzo Madama che prevede sei anni di carcere a chi nega la Shoah. 

Sei anni di carcere a chi nega la Shoah. Le chiedo: in nome della democrazia si può limitare la libertà di pensiero? 

«In realtà questo è un problema più culturale che non di divieto, perché il problema è spiegare cosa è avvenuto. Il problema è storico, non è mai giudiziario. Nel momento in cui diventa giudiziario, in un certo qual modo di aiuta il senso del proibito»

Sì ma in questo caso è anche giudiziario. Cosa risponde?

«Lo so, ma dico: io prediligo sempre l’aspetto storico-culturale che non quello giudiziario perché quello giudiziario, paradossalmente, può invogliare, dato che poi si scatena il dibattito sulla liceità o meno di perseguire le idee. E’ chiaro che sono idee ributtanti quelle di chi in qualche modo minimizza la Shoah, però è divertente che a proporre queste cose siano forze che dal punto di vista culturale e storico poi non si muovono conseguentemente. Ripeto: fosse per me, ci sarebbe una grande riscoperta dei valori storici su quello che è accaduto, fatta nelle scuole a partire da quelle medie; ovvero una grande offensiva culturale e storica per battere il negazionismo. Il negazionismo non si batte con gli anni di galera, ma si batte con la storia e la cultura»

Negazionismo, Rizzo (PC): 'Si combatte con la cultura non con gli anni di carcere'
A proposito della differenza tra negazionismo e revisionismo: se uno storico oggi scoprisse verità importanti, rischierebbe sei anni di carcere? Qual è la sua valutazione?

«Identica, nel senso che questa non è una posizione di principio ma anche di metodo e di ricerca storica. Quando scopriremo ufficialmente che la bomba atomica americana è stata sganciata a Hiroshima e Nagasaki per confrontarsi con la Russia e non per battere il Giappone che era già battuto, beh dovremmo dirle queste cose… Quando scopriremo che Pearl Arbur era conosciuta alle alte sfere americane ma l’attacco è stato consentito per cambiare l’opinione pubblica americana nei confronti della guerra; cioè quando tutto questo sarà ufficializzato, si dovrebbe tacerlo?».

E se oggi qualcuno negasse i Gulag si prenderebbe sei anni di carcere? 

«Che dire? Nei Paesi dell’Est sono già stati messi fuori legge le simbologie. Un partito come il mio che si chiama Partito Comunista, in Ungheria non può esistere e nemmeno in Polonia»

Accettare che un’opinione possa essere punita con il carcere, può aprire la strada ad altri reati di opinione? Si pensi ad esempio a chi volesse dire che il matrimonio tra persone dello stesso sesso è sterile oppure su altri temi. Che idea si è fatto?

«Bisogna distinguere il giudizio storico e politico da quello all’incitazione a delinquere. Mi spiego: se io mi metto al balcone e dico che è giusto rapinare le vecchiette, è giusto che ciò che dico sia punibile; se dico che è giusto seviziare i bambini, è giusto che questa roba sia punibile. Quindi, un conto è punire l’incitamento a comportamenti obiettivamente delinquenziali; un conto è perseguire le opinioni, le idee. Da questo punto di vista, io ho imparato una cosa: che il cosiddetto Stato di diritto non esiste; esistono rapporti tra le classi e conta la forza di una classe sull’altra. Oggi, i poveri stanno sotto e i ricchi stanno vincendo la lotta di classe: questa è l’amara verità; tutte queste discussioni sono abbastanza legate a quelle armi di distrazione di massa che spesso, hanno come motrice la Bce, l’Fmi. Nel senso che ci fanno discutere di cose per coprirne altre, tornando all’esempio sulle unioni civili che lei mi ha posto nella domanda»

autore / Lucia Bigozzi
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