‘Salva Roma’ Vs romani. Dai trasporti al posto di lavoro, tutto quello che rischiano i cittadini

04 marzo 2014, intelligo
‘Salva Roma’ Vs romani. Dai trasporti al posto di lavoro, tutto quello che rischiano i cittadini
di Gianfranco Librandi
Assunzioni bloccate, grandi opere ferme, servizi essenziali a rischio, aziende municipalizzate sull’orlo del fallimento. La situazione dell’amministrazione capitolina è un disastro annunciato che affonda la sue radici in un debito di 12 miliardi di euro  (gestito dal commissario), formatosi dall’epoca delle grandi opere per le Olimpiadi del ’60 ai giorni nostri, e che è scoppiato in tutta la sua drammaticità dopo i tagli al bilancio capitolino apportati dalla cura Monti. I budget annuale del campidoglio ha avuto infatti una riduzione di oltre 900 milioni di euro passando così da 7 miliardi a poco più di sei. Ora, il governo, con il nuovo decreto ‘Salva Roma’ approvato venerdì scorso, garantirà al Comune risorse per 600 milioni di euro per la gestione ordinaria. Dal canto suo, il sindaco Marino dovrà mettere nero su bianco in soli sessanta giorni un piano di rientro per rimettere in pareggio il bilancio del Comune. Infine, la revisione di spesa dovrà essere approvata con un decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri, su proposta del ministero dell’Interno e di quello dell’Economia, «sentita» l’amministrazione capitolina. Per arrivare all’obiettivo  verranno quantificati i reali fabbisogni di personale delle società partecipate e le possibili entrate realizzate attraverso la dismissione delle società partecipate «minori»,  che non svolgano attività di servizio pubblico, e tramite la valorizzazione e dismissione del patrimonio immobiliare del comune. La situazione è talmente critica che per la prima volta maggioranza e opposizione dell’Assemblea capitolina hanno deciso all’unanimità di calendarizzare un Consiglio straordinario sul decreto Salva Roma e sulla situazione economica in cui versa la Capitale, per il 13 marzo. Qualunque saranno le misure adottate andranno ad incidere su uno stato di dissesto finanziario che riguarda  tutte le partecipate del Comune, ad eccezione di Acea che anche nel 2013 ha chiuso in positivo. Discorso diverso per Atac che conta un buco di un miliardo e 600 milioni di euro e che il 31 marzo vedrà scadere il contratto di servizio stipulato con il comune. L’azienda  chiede più di 500 milioni di euro per continuare a trasportare i romani ma il comune al momento avrebbe assicurato trasferimenti per 350 milioni di euro e la regione al momento non intende sopperire alla cifra mancante. Intanto già si paventa un taglio delle corse e una riduzione dei tragitti delle linee. Si parla di una sforbiciata del 25% anche per il contratto di servizio dell’Ama, che già con gli attuali stanziamenti  è alle prese con oltre il 40% dei mezzi fermi in officina e con l’interruzione del piano di sostituzione dei vecchi cassonetti, portato a termine sono in alcune zone della città. Non si salva nemmeno la cultura, secondo fonti raccolte da IntelligoNews, Zetema sarebbe obbligata a lasciare a casa circa 300 precari se fosse confermata l’attuale riduzione di fondi. A farne le spese sarebbero poi anche i musei: quello della Civiltà Romana all’Eur ha chiuso i battenti da mesi  il prossimo potrebbe essere l’etnografico Pigorini. Insomma, tutta la macchina burocratico-amministrativa subirà rallentamenti, è quindi  dato per scontato che non ci saranno chiamate in base alla graduatoria del recente concorsone del Comune di Roma per occupare circa duemila nuove figure professionali. Il personale che andrà in pensione non verrà al momento sostituito da nuove assunzioni. Uno stallo occupazionale che grava in un periodo di disoccupazione record anche nella capitale.
autore / intelligo
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