L’Italia va lenta perchè ha due zavorre

04 marzo 2015, intelligo
L’Italia va lenta perchè ha due zavorre
di Gianfranco Librandi
Posto che in Economia, per uscire dal “pantano” della crisi economica un Paese come l’Italia ha bisogno di una spinta più che efficace, e che vada oltre le stime decimali di crescita (peraltro in attesa di conferma), cerchiamo di individuare dov’è la zavorra che impedisce un’accelerazione adeguata. Il segno negativo del Pil per il 2014 (-0,4%) era un dato atteso, siamo già protesi verso la previsione di aumento dello 0,6% per l’Italia ordita dalla Commissione Europea per il 2015. I tecnici di casa (Istat e Bankitalia) prevedono per il primo trimestre 2015 un aumento di 0,1% del Pil. E’ confortante solamente il segno positivo, ma è comprensibilmente deludente la “grandezza”, sempre ammesso che seguano conferme. Non c’è disfattismo nel giudicare assai scarso e insufficiente il previsto aumento del Pil, considerando che le esportazioni sono un dato in aumento costante e contribuiscono a livelli molto buoni, significa che da un’altra parte il carro traina nel verso opposto. L’export ha beneficiato sostanzialmente dell’indebolimento dell’euro e il QE (ancora lontano da rilevarne gli effetti) dovrebbe agevolare ulteriormente questo beneficio. Tuttavia, questo diventa del tutto inutile se non incontra il conforto dell’aumento della domanda interna. Anche se il Governo ha tentato in ogni modo di sostenere la domanda interna (ne è l’esempio, il bonus di 80 euro) tuttavia sorprende come i tecnici non abbiano considerato che agli italiani serve “una maniglia” cui aggrapparsi per ricominciare a “lavorare”, e invece sono state destinate risorse offrendo a una popolazione afflitta dai debiti un altro debito impiegato (ovviamente) ad alleggerire le pendenze familiari, non a rilanciare consumi. E’ la riduzione della pressione fiscale sulle imprese e sui cittadini l’unica via di uscita e l’unico provvedimento utile a rilanciare la domanda interna prima di tutto, e subito dopo condizione necessaria e sufficiente per dare potenza ed efficacia alla spinta per uscire velocemente e con successo dal pantano cui facevamo riferimento sopra. Andando oltre ogni giudizio di merito, è utile gratificare il Governo a proposito di una consistente riduzione delle tasse sul lavoro, ci sarà tempo di aggiustare il tiro (questo spetta al Parlamento), ma intanto la strada appena imboccata è quella giusta. Per stimolare la domanda è necessario favorire gli investimenti e avviare il processo del rinnovamento dei mezzi produttivi, investimenti privati e pubblici incoraggiano la crescita e questo è inconfutabile. E’ complicato fare impresa con la tassazione sulle Pmi al 68% e la situazione diventa paradossale se andiamo a spalmare il dato sul complessivo; la pressione fiscale complessiva è al 44%. E’ un errore, o forse una mancanza di coraggio, aver allentato l’attenzione sulla spending review; per abbassare le tasse complessive il più velocemente possibile è necessario intervenire a gamba tesa sulla revisione della Spesa, comporta qualche scontro interno al Transatlantico, ma favorisce il consenso e la fiducia di chi rappresenta la base imponibile, consenso necessario anche a sopportare qualche sacrificio e qualche imperfezione come quelle evidenziabili nel Jobs Act, comunque sistemabili con una mediazione serena.
autore / intelligo
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