Addio Fdi. In esclusiva Corsaro: "In economia Meloni come Landini. I ricostruttori? Vediamo se..."

04 marzo 2015, Lucia Bigozzi
Addio Fdi. In esclusiva Corsaro: 'In economia Meloni come Landini. I ricostruttori? Vediamo se...'
“Lascio FdI perché è prevalsa una linea economica totalmente sovrapponibile a quella di Landini e il partito è diventato lo sparring partner di Salvini”. Sono le due coordinate lungo le quali Massimo Corsaro, parlamentare da oggi ex Fdi, spiega a Intelligonews perché ha deciso di uscire dal progetto di cui è stato uno dei fondatori. E su dove andrà… Perché l’addio a FdI? «Arrivo alla fine di un percorso, purtroppo lungo, di non condivisione del collocamento politico di FdI. Dopo l’uscita dal Pdl noi siamo nati perché eravamo convinti della conclusione del percorso politico e della stagione di Berlusconi ma nei fatti non ci siamo svincolati da Berlusconi con il quale non abbiamo mai reciso il cordone ombelicale. Abbiamo detto che volevamo ricostruire l’unità del centrodestra dopo l’estinzione di An ma An per tanti anni si è contraddistinta per interpretare le istanze dei lavoratori autonomi, dei piccoli imprenditori, degli artigiani, dei commercianti; invece noi ci siamo intestarditi su una linea politica e su una politica economica che è sembrata più pauperista e di sinistra. Nel momento in cui Renzi ha cambiato il mercato del lavoro secondo gli stessi canoni per cui noi abbiamo lavorato per vent’anni nelle nostre campagne elettorali, anziché stare zitti e interrogarci sul perché non siamo riusciti a farlo noi, in FdI è prevalsa una posizione totalmente sovrapponibile a quella di Landini. C’è poi un altro aspetto…». Quale? «Oggi è chiaro a tutti che oggi il centrodestra è un cumulo di macerie e va ricostruito. Per farlo ci sono due strade: o c’è la scorciatoia presa furbescamente da Salvini che sa bene di non poter diventare il leader del centrodestra e ha come interesse quello di massimizzare i propri voti attraverso la via dell’insulto, dello slogan irrealizzabile come l’autoreferenziale proposta dell’uscita dell’Italia dall’euro che sarebbe un disastro per l’economia delle piccole imprese; oppure c’è l’altra strada, molto più lunga e impegnativa di provare a ricostruire il centrodestra partendo dal cosa prima del come. Ovvero capire cosa vogliamo fare, che tipo di linea politica, su quali contenuti, come rendere il centrodestra vero competitore del centrosinistra, e solo in un secondo tempo allearsi con Salvini e le altre forze, come del resto è sempre stato. Invece, FdI si è trasformato nello sparring partner della Lega salviniana». Ma è un problema di linea politica della Meloni che sostiene Salvini o di Salvini che ha balcanizzato il centrodestra? «Salvini fa il suo mestiere. Lo dice a parole che sarà leader della coalizione ma sa che non potrà mai essere premier. Io non contesto Salvini, dico che noi non dovevamo avere troppa fretta per andare in televisione durante un suo comizio; noi dovevamo essere un’altra cosa. Il leader della Lega è un furbacchione; ha saputo davvero ricostruire il suo partito caduto sotto le macerie di aspetti non politici che ne avevano infangato la credibilità; ma Salvini è la stessa persona che non meno di tre giorni fa, in televisione ha detto ‘io sto più a sinistra di Renzi’. Francamente io non mi riconosco in questa roba, perché io sono di destra, sono culturalmente di destra e voglio contribuire a costruire una destra credibile». Come e con chi? «Con tutti quelli che condividono la mia idea e che hanno visto sfasciare il centrodestra e ridurlo in macerie. Noi ora dobbiamo rimuovere i sassi da terra e costruire le fondamenta. Poi ci sarà il tempo in cui dovrà essere individuato il campione, il massimo rappresentante, ma oggi occorre prendere atto che la stagione ventennale di questo centrodestra è definitivamente conclusa e serve mettere in piedi qualcosa di diverso dalle urla e dagli slogan che non sono credibili per noi e agli occhi degli italiani». Ma se con Fi non è possibile, con FdI nemmeno perché ne è appena uscito, con la Lega no, allora con chi ricostruire? Da qualcuno e da qualcosa dovrà pur ripartire… «C’è tanta voglia di ricostruire il centrodestra ed escludo di essere da solo in questo percorso. Quanto tempo ci vorrà davvero, non lo so; dipenderà da chi ci metterà le mani. La politica ha dei cicli, adesso è quello di Renzi ma la verità è che non si ferma; quindi non bisogna avere la foga della competizione; ora serve ricostruire. Uso questa immagine: noi adesso siamo davanti al cancello di un autodromo dove all’interno Renzi sfreccia su un bolide; ma noi abbiamo una bicicletta. Cosa facciamo, lanciamo la sfida a Renzi con la bicicletta contro il bolide? Non basta dire siamo gli anti-Renzi perché questo ti fa avere il titolo su un giornale ma poi? Forse, prima è il caso di individuare un’officina dove costruire un bolide che sia competitivo con quello di Renzi». A proposito di officine, la convince quella dei ‘Ricostruttori’ di Fitto? «Devo ancora capire in cosa si tramuterà. Se Fitto comincia a parlare un linguaggio di offerta politica e di collocazione politica chiara e precisa vediamo prima cosa fa; se invece tutto si concentra sulla contestazione interna dei metodi di selezione della classe dirigente di Fi non mi interessa e penso non interessi nemmeno agli italiani. Noi dobbiamo costruire qualcosa di serio che interpreti i bisogni del ceto medio e che ci porti anche ad avere chiara la rappresentatività di un modello culturale davvero alternativo alla sinistra. Io dico sempre che dobbiamo essere conservatori nelle idee e moderni innovatori nella capacità di agire». Potrebbe partecipare al ‘cantiere’ di Alfano e Passera? «C’è un limite alla credibilità. Se da un lato dico che non è credibile la battaglia no euro; dall’altra non è credibile una ricostruzione del centrodestra con chi siede in un governo di centrosinistra». Lei è stato uno dei cinque fondatori di FdI. Prima Crosetto adesso lei: è un fatto che colpisce. «Le scelte di comodo non ci appartengono e non sono mai state nel nostro dna; sono stato uno dei cinque fondatori di FdI ma purtroppo quel progetto è stato fortemente e radicalmente modificato rispetto a quello che ci eravamo detti due anni fa e per questo non ritengo di farne più parte. Ma a noi e mi riferiscono anche agli amici che restano in FdI non possono certo dirci di aver fatto scelte di comodo». Con la Meloni cosa vi siete detti? «Escludo che sia stato un fulmine a ciel sereno perché il mio disagio viene da diversi mesi. Cosa ci siamo detti con la Meloni, fa parte dei rapporti personali che sono ottimi e che per rimanere tali devono presupporre anche un livello di riservatezza». Da oggi traslocherà al Gruppo Misto? «Credo che la prassi in casi del genere preveda questo». Veneziani fuori dal Giornale per aver denunciato la “pascalizzazione” di Fi. Come commenta? «Non mi stupisce. Quello che è capitato a Marcello, forse egoisticamente lo dico così: non tutti i mali vengono per nuocere. Storicamente Veneziani è sempre stato una delle teste più lucide e importanti dell’area culturale della destra. Forse adesso che avrà da scrivere di meno, è arrivato il momento che dedichi parte della sua intelligenza nello sporcarsi le mani, ad esempio, per partecipare alla ricostruzione di un progetto politico; cosa dalla quale lui ha sempre cercato di stare lontano».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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