Dal Parlamento un batter d'Ala sul Campidoglio: Verdini spacca le primarie Pd

04 marzo 2016 ore 10:34, Lucia Bigozzi
Non solo in Parlamento ma anche in Campidoglio: l’ombra di Verdini sulla sfida per Roma e dentro le primarie Pd? Tutti smentiscono, categoricamente, ma c’è chi avanza l’idea di una excusatio non petita…
Il “brivido” che corre lungo la schiena dem e tra quelli non propriamente o totalmente renziani, è che il soccorso dei verdiniani non capiti solo al Senato dai numeri “ballerini” sul contestato ddl Cirinnà (unioni civili) ora possa in qualche modo aleggiare (da Ala, nome del neonato partito dell’ex braccio destro di Berlusconi) sulle urne che domenica prossima chiameranno il popolo dem a votare e dunque a scegliere il candidato sindaco per Roma. Insomma, il sospetto è che Verdini possa seppure indirettamente “entrare” in quelle urne. Chiaro che a tre giorni dal voto, i competitors si danno battaglia e non a caso è proprio lo sfidante forse più forte di Roberto Giachetti (vicepresidente della Camera e vicino a Renzi), Roberto Morassut a tirare in ballo l’ombra verdiniana quando dice che “in queste ore  mi divide da Giachetti una cosa abbastanza importante, cioè l'appoggio di Verdini, perché Verdini questa mattina ha detto che lo sosterrà e che farà anche delle liste a sostegno se lui vincerà, quindi la domanda che vorrei fare a Giachetti e ad Orfini che è commissario del partito è: ma Verdini fa parte della coalizione? E se non fa parte della coalizione perché viene a votare alle primarie?”. 

Dal Parlamento un batter d'Ala sul Campidoglio: Verdini spacca le primarie Pd
Dilemma non di poco conto, dopochè in parlamento l’assonanza tra verdiniani e renziani è diventata la “pietra dello scandalo” per i Pd duri e puri che non vogliono liquefarsi nel partito della nazione. La puntura di Morassut provoca la reazione immediata del presidente del partito, Matteo Orfini che taglia corto con un tweet: “Se davvero Verdini ha voglia di primarie, convinca la destra a organizzarle. Le nostre sono off limits per chi non è di centrosinistra”. Il che significa che in qualche modo, una briciola di verità probabilmente c’era. E come Ala aleggia su Roma, aleggia anche su Milano e anche in questo caso a far sobbalzare mezzo partito (Pd) sarebbero state dichiarazioni attribuite al senatore ex berlusconiano di ferro in base alle quali ci sarebbe una convergenza su Giuseppe Sala a Milano e, appunto, Roberto Giachetti, nella Capitale. A gettare acqua sul fuoco arrivano, anzi volano, i verdiniani compatti, a cominciare da Ignazio Abrignani che si affretta a smentire i suoi presunti virgolettati riportati da un quotidiano: “Il mio ragionamento, parlando con dei colleghi in Transatlantico, è stato diverso: stimo l'onorevole Giachetti, anche per comuni passioni, e lo riterrei un ottimo candidato della città in cui vivo, per cui, se fossi un elettore del Pd, domenica avrei votato per lui. Ma né io, né i miei amici siamo iscritti al Pd e non abbiamo pertanto alcuna intenzione di partecipare a questa battaglia”. 

E riferito al leader di Ala, aggiunge: “Tantomeno l'amico Denis Verdini ci ha mai dato indicazioni di voto per le primarie né per alcun candidato del Pd. L'unica cosa che ritengo di fare è un in bocca al lupo a tutti i candidati per domenica”. A stretto giro, il parlamentare di Ala Luca D’Alessandro rincara la dose delle smentite: “Non siamo coinvolti. Spiace assistere ad un dibattito su una non notizia. Abrignani ha già smentito dei virgolettati attribuiti a lui e a Verdini”. 
Come finirà? Non resta che attendere domenica e capire se sulle urne dem volteggerà uno stormo di uccelli “alati”. 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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