La fusione “Repubblica” e “La Stampa” a gradimento “Espresso”, la rivoluzione fa +8%

04 marzo 2016 ore 10:05, Luca Lippi
Forte rialzo per il gruppo L'Espresso per la fusione con Itedi, la soceità della Fiat che controlla La Stampa. Più 8,3% a 1,07 euro, seguito dalla controllante Cir (+3,13%). Storna invece Rcs (-4,59% a 0,58 euro) dopo l'annuncio dell'uscita di Fca con l'attribuzione delle azioni del gruppo che edita il Corriere della Sera ai propri soci.
Con la fusione tra Repubblica e Itedi, la controllata della Fiat con la Stampa e il Secolo XIX, partecipata anche dalla famiglia Perrone nasce un gruppo editoriale con 5,8 milioni di lettori.
Due chiavi di lettura nella fusione fra “Repubblica”, “La Stampa” e “Il Secolo XIX”, una economica e finanziaria e l’altra “lievemente” politica. Da qualunque parte si guardi l’operazione, è comunque una rivoluzione nel settore dell’editoria, da qualcuno visto ancora come un veicolo strategico, da altri meno. Di sicuro c’è la questione della riduzione degli organici (ormai le imprese fanno soldi solo tagliando i costi invece di ottimizzare la produzione) e poi individuare il sottile confine fra pluralismo dell’informazione e diritto di cronaca purché non sia concentrato nelle mani di un unico soggetto, situazione che inevitabilmente procura incidenti di conflitto di interessi come fu per Berlusconi, ma che oggi se ne dimenticano i termini.

La fusione “Repubblica” e “La Stampa” a gradimento “Espresso”, la rivoluzione fa +8%
Vediamo l’aspetto economico dell’operazione che è quello più semplice: Fca è decisamente determinata a uscire dall’editoria perché non intravede più nel settore una funzione strategica, quindi cede La Stampa a De Benedetti e lascia anche le quote nel Corriere della Sera. Tutto nella norma, la Fca produce auto e continuerà a farlo, magari qualche problema potrebbe configurarsi nel fatto che alleggerisce sempre più la presenza del gruppo in Italia, e questo in qualche modo significa sottrarre ricchezza al Paese, ma poi nei fatti ognuno dei suoi soldi fa quello che vuole.
In Borsa la rivoluzione editoriale debutta ufficialmente con la fusione per incorporazione di Itedi, partecipata da Fca (al 77%) e dall'Ital Press di Carlo Perrone, nel Gruppo Editoriale L'Espresso. In sostanza De Benedetti controllerà un polo dell'informazione con un giro d'affari pari a 750 milioni di euro e una tiratura dei quotidiani, in base agli ultimi dati Agcom disponibili, pari al 23% del mercato (700mila copie giorno, 250 milioni l'anno). Di contro si configura il ridimensionamento degli Agnelli all’interno del mondo editoriale (Fca esce completamente, “la Famigla” rimane con una partecipazione insignificante). Tutta l’operazione si configurerà definitivamente entro marzo del prossimo anno concludendosi con una Cir a capo del nuovo gruppo al 43% del capitale, 5% a Exor e 5% a Carlo Perrone. Quello che rimane (il cosiddetto flottante) sarà a disposizione degli investitori per il 36%.
La fusione porterà a riunire, in un solo gruppo, tre quotidiani nazionali, 17 quotidiani locali, due concessionarie pubblicitarie (Manzoni e Plublikopass), il 30% di Persidera (multiplex digitali) e radio nazionali. La conseguenza immediata è quella di una razionalizzazione fra le diverse redazioni oltre ottimizzare i costi di stampa, distribuzione e pubblicitari.
Per capire bene gli sviluppi bisogna attendere le decisioni dell’Antitrust che per il momento non rilascia dichiarazioni, di certo, da questo momento in poi anche gli altri gruppi si troveranno costretti a prendere decisioni perché l’orizzonte editoriale cambia radicalmente.
Poi c’è l’aspetto politico da considerare: anche in questo caso sono solo rilevazioni superficiali  e oggettive in attesa che si concluda tutto il processo di fusione. Oltre la questione del pluralismo che è già in sostanza definito, nel senso che nei fatti sia Repubblica che La Stampa sono espressione di una cultura comune e una struttura comunicativa che è comune a tutte le maggiori testate sul mercato (la cosiddetta linea Politically correct) il pluralismo non si compromette semplicemente perché è già irrimediabilmente e inevitabilmente compromesso. Rimane solamente la questione che a pagare tutto questo saranno i colleghi delle redazioni che inevitabilmente subiranno un taglio netto. 
Nei termini del pluralismo, che non sia più contemplabile questo tipo di problematica si evince dal fatto che sul mercato rimane come concorrente “adeguato” al gruppo Cir il Corsera, ma anche in questo caso si parla già di una fusione con Il Messaggero. L’obiezione che si leva è che Corsera e Il Messaggero hanno aree di “appartenenza” diverse, ma se siamo, e lo siamo, convinti che le fusioni e tutti i fenomeni di concentrazione sono finalizzati ai tagli dell’organico dei giornalisti, è lecito pensare che sia possibile anche la fusione fra Corsera e Il Messaggero.
In conclusione, stiamo assistendo a un riposizionamento finanziario o a un appiattimento dell’informazione alle linee governative? Tutte e due le cose!  I capitali di chi condivide le politiche nazionali rimangono in Italia finché le politiche sono certamente favorevoli alla loro permanenza (chi non condivide è già andato via o sta facendolo non senza complicità). Riguardo l’appiattimento dell’informazione questo si raggiunge attraverso due strade, una è la deprecabile deportazione di chi è fuori dal coro, l’altra è cambiare le proprietà dei giornali, il risultato è il medesimo.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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