EDITORIALE Popolo della Famiglia, vecchi politici e vecchio giornalismo: le caste contro Adinolfi

04 marzo 2016 ore 10:59, Fabio Torriero
Non bisogna scomodare Pareto e Mosca per ricordare che nella storia le élites che hanno esaurito il loro compito devono essere sostituite da classi nuove che emergono dal basso. E che il vecchio potere che non accetta tale “circolazione naturale” ha due strade: o la violenza o il ridicolo. Ebbene, questo è quanto è successo, sta accadendo e accadrà fino al voto, dopo l’annuncio di ieri da parte di Mario Adinolfi, cioè la costituzione di un nuovo soggetto politico (Il Popolo della Famiglia), con l’intento di organizzarsi per le prossime consultazioni amministrative.
EDITORIALE Popolo della Famiglia, vecchi politici e vecchio giornalismo: le caste contro Adinolfi
Apriti cielo, le vecchie caste, giornalistiche e politiche (precisi ambienti partitici di centro-destra, fogli e giornali di area cattolica e moderata), dopo un iniziale sconcerto, sono passate al contrattacco. Con veleno e livore razzista, non giusto e corretto confronto sui contenuti. Articoliamoli.

1) Il tema che merita di essere approfondito, in modo obiettivo, è uno solo: siamo d’accordo o no, circa l’eventualità che il Popolo del Family Day possa strutturarsi in soggetto politico, per diventare più efficace? Chi non condivide tale possibilità, ovviamente è libero di esprimerlo, magari dando priorità al movimentismo, all’associazionismo, alle relazioni tradizionali con la politica e la Curia (se le ritiene valide); ma chi era già d’accordo con l’ipotesi partitica, perché condanna la scelta di Adinolfi? Il problema allora (e bisogna avere il coraggio di ammetterlo), è personale, e riguarda la fiera delle vanità e delle ambizioni frustrate, che l’annuncio de La Croce ha scatenato: in ogni critica c’è un’autobiografia;  

2) Adinolfi “viene da sinistra”, è un “giocatore di poker”: queste sono le miserie umane che vanificherebbero la validità del Popolo della Famiglia? Ricordo sommessamente ai sedicenti detentori giornalistici e politici del target cattolico (ma anche antropologico), che un certo Gesù Cristo ha affidato la Chiesa a un rinnegato (San Pietro) e a un assassino (San Paolo), e che la Provvidenza si serve di tutti (i talenti sono sempre sorprendenti). Paradossale e vergognoso, quindi, vedere applicate ad Adinolfi, dal cosiddetto fuoco amico, le categorie razziali ed eugenetiche che la lobby Lgbt usa tradizionalmente per denigrare i cattolici;

3) La verità è che il Popolo della Famiglia ha rotto parecchie uova nel paniere: ha portato in superficie i disegni fallimentari di vecchi professionisti del cattolicesimo parlamentare (si è visto in occasione dell’approvazione del Ddl Cirinnà); ha indebolito sul nascere appropriazioni indebite delle piazza del Family Day (ad opera dei partiti esistenti e in crisi irreversibile), ed ha anticipato una precisa operazione (legittima dal punto di vista dei suoi artefici), che stava prendendo forma e che avrebbe portato acqua al mulino del vecchio centro-destra moderato in via di ricomposizione: una specie di Alfano 2.0, con l’approvazione di parte della Cei peggiore, di associazioni storiche-istituzionali cattoliche e componenti del Comitato difendiamo i nostri figli. Il solito schema liberal-cattolico anni Settanta;

4) Ed è emblematico che giornali di quell’area stiano etichettando come di destra l’annuncio di Adinolfi. A costoro diamo una notizia: le vecchie geografie ideologiche sono morte e non funzionano tantomeno per la piazza del Family Day. Si tratta di un movimento trasversale, nuovo, dal basso, quasi grillino, che rompe le vecchie dicotomie. Chi le resuscita è solo per interesse e piccola rendita di posizione;

5) IntelligoNews, come suo stile e mission, darà voce a tutti, valorizzando la libertà e la legittimità di ogni idea, ma la verità è semplice, mentre la bugia è contorta. Chi scrive ha organizzato una tavola rotonda proprio per far dialogare le varie anime del Family Day. E condivido, come Fabio Torriero, la strategia di una presenza concreta e diretta di questo popolo nella contesa politica, pensando che democrazia e libertà vogliano dire, selezione sul campo, scelta del popolo e vittoria del migliore progetto. A chi ha paura di misurarsi, dico che nascondersi dietro un dito, uccidere chi disturba il proprio orticello inutile, è il metodo-Robespierre. Oggi la battaglia è epocale, non marginale, accettando la dittatura del pensiero unico: o con la società naturale o con la società radicale di massa (costruita legislativamente da Renzi). O con il Vangelo o con Frankenstein, o con la vita, o con la morte (la società dei desideri che devono diventare diritti obbligatori), o con la libertà o con l’ideologia. Tentennamenti non sono più possibili. Si vince o si perde ma almeno qualcuno è sceso in campo;

6) E anche io, da osservatore, proprio per aver guardato con benevolenza alla nascita di un partito del Family Day, ho subìto (ovviamente in scala minore rispetto ad Adinolfi), gli stessi attacchi. Dare del reazionario, bollare come destra ogni nuova avventura (colleghi della stampa amica, ad esempio, Formiche), vuol dire essere organici alle vecchie caste politiche: insieme vi reggete, insieme cadrete.Potrei ricordare anch’io le biografie e i segreti di molti (tra politici e giornalisti), estremamente più significativi del poker o della circonferenza dello stomaco. Ma nessuno è perfetto e non ripagherò la malafede con la stessa moneta.
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