Una poltrona per sei, ma le Primarie Pd a Roma hanno un'alternativa a Giachetti?

04 marzo 2016 ore 16:46, Andrea De Angelis
Lo sostiene Renzi, dunque il segretario del partito ancor prima che Presidente del Consiglio. Il suo passato poi parla romano vista l'esperienza pluriennale al fianco di Rutelli, sindaco di Roma. Insomma, Giachetti è più che un semplice favorito. 

I sei candidati a sindaco per il centrosinistra - Roberto Morassut, Roberto Giachetti e Stefano Pedica per il Pd Gianfranco Mascia, Domenico Rossi per il Centro democratico e Chiara Ferraro, rappresentata dal padre Maurizio perché autistica - si sono confrontati ieri al Nazareno a colpi di programmi e promesse, in vista delle primarie di domenica prossima. "Proporrò una grande sfida per questa città anche se finora ho rimediato tendenzialmente insulti e derisioni", ha detto Giachetti promettendo di rivolgersi, in caso di vittoria alle primarie, "a tutto il popolo del centrosinistra". Ma lo stesso, rispondendo su un possibile sostegno di Verdini e company ha glissato dicendo che "il problema sono i topi", riferendosi al recente caso di cronaca che ha riempito le pagine dei quotidiani locali e non solo.
Il vero invito, diciamolo chiaramente, è al voto. Perché, come sottolinea l'Ansa, anche se non lo dicono apertamente, il timore è che le primarie siano un flop, che il popolo della sinistra faccia scontare ai sei candidati l'esperienza Marino, la sua fine, e la gestione commissariale, indigesta a molti

Le elezioni primarie in Italia sono uno strumento elettorale atto alla scelta di candidati interni a un partito politico o a una coalizione. In Italia questo tipo di selezione è decisamente recente e vanta una storia di appena dieci anni. 
Dopo alcuni sporadici episodi negli anni ottanta e novanta, questo tipo di competizioni primarie sono infatti state promosse nel sistema politico italiano da Romano Prodi e Arturo Parisi nella primavera del 2005, quando in occasione delle imminenti elezioni regionali la coalizione di centro-sinistra, L'Unione, delegò i suoi potenziali elettori di decidere sulla scelta dei candidati a Presidente della giunta regionale di Puglia e Calabria. In quello stesso frangente, un altro tipo di elezione primaria venne organizzata dai Democratici di Sinistra per selezionare i candidati al Consiglio regionale della Toscana.
Il primo importante esempio di elezione primaria – svolto su scala nazionale e indirizzato a tutti gli elettori italiani di centro-sinistra – ebbe luogo il 16 ottobre dello stesso anno, quando L'Unione chiese ai suoi elettori di scegliere il candidato alla Presidenza del Consiglio dei ministri per le future elezioni politiche; la consultazione conferì l'incarico a Romano Prodi. Dopo il successo delle primarie nazionali del 2005, negli anni seguenti i partiti e le coalizioni di centro-sinistra hanno iniziato a fare largo uso di questo meccanismo per selezionare i loro candidati, anche a livelli politici locali. Proprio come accadrà a Roma tra due giorni. 
I partiti e le coalizioni di centro-destra, invece, hanno raramente utilizzato tale strumento per la selezione dei candidati, anzi rifuggendo da esso in molti casi. Nella Casa delle Libertà, l'adozione del metodo delle primarie fu chiesta dal leader dell'UDC, Marco Follini – specialmente per il candidato alla Presidenza del Consiglio da presentare alle politiche 2006; dopo una serie di discussioni interne alla coalizione, la proposta svanì. Un successivo tentativo di indire primarie di centro-destra in vista delle politiche 2013, portato avanti dal segretario del Popolo della Libertà Angelino Alfano, venne fermato dalla ricandidatura di Silvio Berlusconi. Il resto è cronaca di questi giorni. 
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