Confcommercio: si fermano i consumi a inizio anno, colpa della fiducia in calo e della precarizzazione?

04 marzo 2016 ore 11:54, Luca Lippi
Manca la spinta di inizio anno, non che sia una novità, ma preoccupa perché almeno sul vento dei saldi sostenuti dalle gratifiche di Natale dovrebbe esserci un po’ più di sprint. L'indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) registra a gennaio 2016 una stasi rispetto al mese precedente ed una crescita dell'1,4% tendenziale. Il dato rilevato nell'ultimo mese ha determinato una crescita assai modesta della media mobile a tre mesi, confermando una lieve tendenza al recupero. Anche a dicembre la variazione congiunturale era risultata nulla.

Confcommercio: si fermano i consumi a inizio anno, colpa della fiducia in calo e della precarizzazione?
Nel rapporto possiamo leggere quanto segue: “Il profilo della domanda delle famiglie appare in linea con quanto registrato da altri indicatori congiunturali che, pur mostrando un progressivo miglioramento del quadro economico, tradiscono l'assenza di slancio della ripresa e il permanere di elementi di incertezza sulle prospettive a breve". 
Relativamente alle singole macro-funzioni di spesa, l'unico incremento significativo ha interessato la spesa per beni e servizi per le comunicazioni (+0,5%) Variazioni positive di modesta entità si sono riscontrate per i beni e servizi per la mobilità (+0,1%), i beni e servizi per la comunicazione (+0,1%), i prodotti alimentari, le bevande e i tabacchi (+0,1%) e per la spesa per abbigliamento e calzature (+0,1%).
Hanno segnalato una stabilità sia la spesa per beni e servizi per la cura della persona, ferma anche a dicembre, sia quella per beni e servizi per la casa, che nel mese precedente aveva registrato una riduzione. In flessione è risultata laspesa per beni e servizi ricreativi (-0,3%), dopo il dato positivo di dicembre. Un modesto calo ha riguardato, per la prima volta dopo diversi mesi, anche i consumi relativi agli alberghi, i pasti e consumazioni fuori casa (-0,1%).
Quello che determina la stasi cui stiamo assistendo (e subendo) è la conseguenza del quadro internazionale che mette apprensione, oltre le continue “bordate” che fanno tremare i risparmiatori, i sottoscrittori nuovi mutui e soprattutto l’incertezza futura sulle pensioni di anzianità. A tutto questo c’è da aggiungere la spasmodica precarizzazione del lavoro che al momento è ancora percepita lievemente (giacché si continua a parlare di contratti a tempo indeterminato senza che si faccia capire con chiarezza che questi non esistono più) e alimenta incertezza mista a preoccupazione per cui nessuno è più in grado di prendere decisioni nel medio termine e interrompe anche il flusso degli acquisti a breve.

autore / Luca Lippi
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