Utero in affitto, Crepet: "Non è un forno a microonde. Non so chi può fermare questa eugenetica"

04 marzo 2016 ore 12:59, Lucia Bigozzi
“La culla si compra all’Ikea e si passa di figlio in figlio. L’utero non è un forno a microonde, è una relazione tra madre e figlio”. Assunto dal quale muove l’analisi di Paolo Crepet, psichiatra, dopo il botta e risposta sul tema utero in affitto, andato in onda ieri sera a Virus con la psicologa Nicoletta Schiavio. Nella conversazione con Intelligonews, elenca i pericoli di un pensiero “liquido”, con una sottolineatura sul caso Elton John. 

L’utero è una culla, come è emerso ieri a Virus su Rai2, o crea un legame tra madre e figlio?

«Ma come fa a essere una culla! Una culla si compra all’Ikea e poi una volta usata si può passare di figlio in figlio; l’utero non è un microonde dove cosa ci metti ci metti e cosa esce fuori esce fuori…».

Cosa è per lei l’utero di una donna e cosa succede là dentro?

«L’utero è una relazione, mi spiace che una psicologa abbia capito questo. C’è una relazione emotiva; il bambino non cresce somaticamente; un bambino dentro l’utero reagisce a tutto quello che succede alla mamma e intorno a lei, non solo dal punto di vista biologico. Se la mamma trasmette al proprio figlio emozioni, ad esempio accarezzandosi la pancia, il figlio reagisce e vale anche per le emozioni negative e questo è il 50 per cento della storia. L’altro 50 per cento è che il bambino dentro l’utero è un essere umano che sta lì dentro e non ci sta passivamente. E’ attivo e io questo concetto l’ho ribadito con forza durante la trasmissione televisiva. Altrimenti diventa un ostello dove quell’esserino sta lì ma se non ci sta non importa: trovo tutto questo agghiacciante»

Esiste in questa società e di fronte a valutazioni del genere uno scollegamento tra mente e corpo?

«Beh, fino a quando conviene che ci sia. Poi, mi pare che sulla mente ci stiamo anche troppo anche se non in questo caso perché il bambino viene considerato un aggeggio che sta lì buonino… non è così: il bambino scalcia, vive. Miliardi di donne hanno fatto l’esperienza della maternità e oggi viene tutto derubricato a semplice incubatrice. Ma andando avanti così, il peggio deve ancora venire…».

In che senso? 

«Se ne accorgeranno e già se ne stanno accorgendo ad esempio Elton Jhon e il compagno, se è vero che secondo quanto riportato dalle cronache giornalistiche, il bambino non smette di piangere. Ma questo non sarà nulla; la loro fortuna è che saranno troppo vecchi per vedere l’adolescenza del figlio e comunque non sarà bello. Oggi c’è una superficialità e un eccentrismo narcisistico spaventoso. Faccio un esempio: se una coppia omosessuale così come avviene per gli eterosessuale si lascia e poi i due uomini o le due donne si riaccoppiano con altri partner cosa succede a quel bambino? Avrà 4 padri o quattro madri? Ma ci rendiamo conto? Aggiungo: nelle nostre case, chi più chi meno, tutti abbiamo fotografie, dal nonno a cavallo alla nonna vestita a festa. In questo caso sarebbero foto con soli uomini e con solo donne… ma stiamo impazzendo?».

Il fatto che simili valutazioni vengano fatte da professionisti lo considera un pericolo?

«Io penso che sia una responsabilità. Io anzitutto, faccio lo psichiatra e non lo psicologo e c’è la sua bella differenza. Io so cosa vuol dire andare in televisione, e cioè vuol dire assumersi delle responsabilità, io non faccio il ballerino… Alla sua domanda rispondo: il compito di un professionista non è stupire alla tv ma assumersi la responsabilità e possibilmente, riferire ciò che si sa e non ciò che si presume di sapere. Tuttavia, la gente è molto più intelligente di quello che si può pensare e sa discernere da sola»

Chi oggi è in grado in grado di fermare quella che lei stesso ha definito “deriva eugenetica” applicata alla pratica dell’utero in affitto? 

«E’ molto difficile, non lo so. Ormai siamo in una realtà globale per cui se la California smettesse di dare questa possibilità per legge, la pratica dell’utero in affitto magari la legalizzerebbero alle Isole Cayman. Nessuno può fermare il signor Rossi o il signor Bianchi da andare a comprare un bambino ricorrendo all’utero in affitto. Chiariamoci subito: ho letto su internet che io avrei posizioni omofobe. Dico subito: tutti tranquilli, io non sono omofobo, ho lavorato con le associazioni del mondo omosessuale 25 anni fa e ho quasi più amici gay che etero; quindi sono lontanissimo da posizioni omofobe. Aggiungo che la mia valutazione vale anche per il mondo omosessuale femminile perché sempre di utero in affitto si parla e se non è utero in affitto è sperma in affitto e si torna sempre alla fatidica domanda che quel bambino farà a 15 anni: chi è la mamma e chi è il papà. Non lo so se c’è qualcuno in grado di fermare tutto questo, non c’è un governo mondiale. So però che c’è un business. Quello che so è che bisogna mantenere un livello di criticità, basta con questo passaporto per cui qualsiasi cosa venga da Oltreoceano è una figata… perché c’è chi fa tutto per soldi, e questo è un aspetto agghiacciante e aberrante»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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