Bce, Draghi da vigilante unico striglia il sistema banche (Popolari)

04 marzo 2016 ore 14:12, Luca Lippi
Un atteggiamento quantomeno contrastato quello di Mario Draghi nei confronti delle banche italiane. Ribadiamo il concetto che parlare di istituti di credito e sistema bancario non è affatto la medesima cosa, e additare il numero uno della Bce come un bugiardo rispetto a dichiarazioni contraddittorie in riferimento alla realtà dei fatti è un errore
Cosa avrebbe detto Draghi di così deprecabile da essere considerato un bugiardo? Il presidente della Bce ha dichiarato che gli allarmi sono esagerati, facendo intendere che il caso delle quattro banche popolari italiane salvate con un decreto del governo sarebbe rimasto isolato. 
A questo punto dalla cronaca in apparenza sembrerebbe che il caso menzionato non è proprio così isolato, nel senso che Veneto Banca, Pop Vicenza e Banca Carige navigano in acque agitate e lo stesso istituto centrale di Francoforte ha chiesto ai due gruppi di cambiare al più presto. 

Bce, Draghi da vigilante unico striglia il sistema banche (Popolari)
Quello che realisticamente sta accadendo è quanto segue: la Bce dopo le ultime performance degli organi di vigilanza sul settore bancario è in procinto di assumere direttamente il controllo di “vigilante unico”, da questo si evince che Mario draghi abbia da diversi mesi sotto controllo la situazione degli istituti di credito che nelle ultime ore sono nell’occhio del ciclone più tutti quelli che sono sotto osservazione da diversi mesi dopo l’ultimo stress test. 
Nel computo totale, per essere precisi, ci sono 15 banche italiane sotto stretta osservazione diretta della Bce, e Mario Draghi non ha lanciato un vero e proprio allarme, ha solamente sollecitato i due gruppi nell’occhio del ciclone in queste ore di cambiare al più presto, che è cosa diversa dal “commissariare ufficialmente”.
Il problema piuttosto è un altro, e in questi casi la differenza la fa l’informazione e soprattutto la conduzione dirigenziale degli istituti di credito in difficoltà; il vero punto critico è la continua emorragia dei soci, in rivolta da Veneto Banca, Pop Vicenza e Banca Carige. In generale il settore delle Popolari è in guai seri: i conti sono in rosso, i soci sono sugli scudi e i clienti temono di vedere svalutati i loro risparmi come effetto delle nuove norme di bail-in. 
In tutto questo la Bce ha solamente sottolineato che è intollerabile la mala gestione e soprattutto il pericoloso intreccio di interessi e scambio di favori tra manager e imprenditori. Ecco che in Borsa non scendono solo le banche in difficoltà, ma tutto il comparto. Una sorta di corto circuito comunicativo che sta buttando l’acqua sporca col bambino. 
La Bce ha solamente chiesto di varare un nuovo piano industriale entro il 31 marzo che preveda una riduzione dei rischi. In questa ottica i  titoli di Banca Carige hanno accusato il colpo e cedono circa 10% nella settimana ma solamente perché la dirigenza ha difficoltà a trovare una via nel concordare un piano pratico di riduzione delle sofferenze in tempo utile. Tutte le altre banche che centrano?
Dunque l’ordine perentorio è quello riservato a Banco Popolare e Pop Milano di fondersi al più presto per affrontare il problema dei crediti deteriorati diluendo la liquidità e spingendo per comprimere 8 miliardi di sofferenze liquidandole in autonomia nel più breve tempo possibile. 
In conclusione, non è una questione di dire o non dire bugie, la questione è quella di sistemare i conti nel più breve tempo possibile e soprattutto l’esigenza primaria è quello di una sorta di “moralizzazione” da parte di certi gruppi dirigenziali, che poi si possa correre qualche rischio  nell’avere scelto di partecipare alle sorti di alcuni istituti di credito (tolti casi di raggiro o vessazione che saranno comunque al vaglio della Magistratura) non è poi uno scandalo così importante quanto la mala gestione imperante ultra pagata.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]