Berta Càceres, assassinata la paladina degli indigeni in Honduras: le sue profezie

04 marzo 2016 ore 16:12, Americo Mascarucci
È stata assassinata nella notte in Honduras la militante ecologista Berta Càceres. 
Nonostante la dinamica dell'assassinio possa far pensare a una rapina, si fa strada l'ipotesi di un delitto legato proprio all'impegno della Caceres in favore dell'ambiente.
Nel 2015 infatti aveva vinto il Premio Goldman per l’Ambiente, il più alto riconoscimento assegnato agli ecologisti per le vittorie conseguite nel proprio contesto comunitario. L'organizzazione del premio denunciava costantemente, sul sito e sui social, le intimidazioni e le minacce che la donna subiva, manifestando preoccupazione per il numero di attivisti ambientali uccisi: tra il 2010 e il 2014, 101 persone, secondo la Ong Global Witness, sono state assassinate nel solo Honduras.  
Negli ultimi tempi infatti la donna aveva ricevuto molte minacce di morte al punto che le autorità locali le avevano promesso una scorta, che però a quanto pare adesso non servirà più. 

Berta Càceres, assassinata la paladina degli indigeni in Honduras: le sue profezie
Hugo Maldondo, presidente del Comitato per la difesa dei diritti umani ha raccontato ai giornalisti che secondo le prime informazioni disponibili due uomini armati si sarebbero presentati a casa di Caceres ieri notte, intorno all'una del mattino (le 7 in Italia) e l'avrebbero uccisa a colpi di arma da fuoco simulando una rapina. 
Caceres, che apparteneva alla comunità lenca - il gruppo etnico indigeno più numeroso nell'Honduras - aveva co-fondato nel 1994 il Consiglio civico di organizzazioni popolari ed indigene (Copinh), organizzazione dedicata alla difesa dell'ambiente nel Paese americano. 
Negli ultimi anni, ben 10 membri del Copinh sono rimasti vittime di omicidi impuniti e, per scongiurare il rischio di sequestri, Cáceres si è vista costretta a separarsi dai suoi quattro figli, mandandoli a vivere in Argentina. Non ha mai smesso di lottare per la causa indigena, perorandola anche al di fuori dei confini honduregni, di fronte alla Corte europea di Strasburgo, presso la Banca Mondiale e, appena qualche mese fa, in Vaticano.
"Dobbiamo intraprendere la lotta in tutte le parti del mondo, ovunque siamo, perché non abbiamo un pianeta di ricambio o di sostituzione – aveva detto al Guardian dopo aver ricevuto il Goldman Prize - Abbiamo solo questo, e dobbiamo agire".
La sua battaglia più importante e significativa resta quella contro la realizzazione del complesso idroelettrico Agua Zarca, nel bacino del fiume Gualcarque, nell'Honduras nordoccidentale. Il progetto, secondo la militante ambientalista, stravolgeva l'equilibrio ambientale del territorio, devastava il paesaggio e violava le risoluzioni Onu in quanto era stato approvato senza il consenso delle comunità indigene, nemmeno interpellate per un parere.
Quelle comunità indigene che hanno perso per sempre la loro paladina. 
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