L'inno alla mediocrità. Se l'Italia stona cantando Zalone

04 novembre 2013 ore 12:39, intelligo
L'inno alla mediocrità. Se l'Italia stona cantando Zalone
di Andrea De Angelis Per carità, nessun moralismo. Non è neanche il tentativo radical chic di puntare il dito contro chi rappresenta una realtà ormai nota, e la cui negazione appare una forzatura tanto tardiva quanto priva di significato. Da qui ad elogiare la mediocrità, però, ce ne passa. Specie in un Paese che ha fatto delle eccellenze il suo habitat naturale: dalla musica alla letteratura, dall'arte alla scienza. Attenzione: non è un attacco a Luca Pasquale Medici il nostro. Il trentacinquenne barese è solo l'ultimo di una lunga serie di comici che fanno della goffaggine, dell'ignoranza e dell'incomprensione il loro punto di forza. Una via di mezzo tra Nino Frassica e Mister Bean, per capirci, ma con un qualcosa in più. Questo è il punto.
L'inno alla mediocrità. Se l'Italia stona cantando Zalone
L'inno alla mediocrità. Se l'Italia stona cantando Zalone
L'Italia rappresentata da Zalone non è quella, di Sordiana memoria, che mostra tutti i difetti propri dell'uomo italico. Non è neanche quella di Verdone, che negli ultimi anni sottolinea le difficoltà dell'individuo all'interno della propria famiglia. Siamo dinanzi invece ad un Paese fiero della propria mediocrità, consapevole dei limiti che si è imposto e restio a superarli. Una società vinta dalla volgarità, dal "così fan tutti", qualunquista nell'anima prima ancora che nelle scelte. Un'Italia piegata all'interesse dell'individuo, egoista, priva di ogni morale che non riguardi esclusivamente il singolo. Razzista, povera economicamente e culturalmente, attratta dai consumi facili, siano essi prodotti o sentimenti. Da qui la necessita di cambiare spartito, perché a forza di stonare si diventa anche soli. Tutti insieme, appassionatamente.
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