Gli universitari Made in Italy non passano l'esame sullo stile di vita: la graduatoria che ci punisce

04 novembre 2015, Andrea De Angelis
Gli universitari Made in Italy non passano l'esame sullo stile di vita: la graduatoria che ci punisce
Non basta il "tocco" il giorno della Laurea, se poi manca quel tocco di stile per quanto riguarda le sane abitudini quotidiane. L'abbigliamento accademico, insomma, non fa il monaco e così gli universitari italiani sono rimandati per quanto attiene lo stile di vita. Proprio nel Paese in cui la dieta mediterranea è oggetto di invidia da parte di tutti. Ma, come dire, oltre alla fama c'è di più e i dati sono impietosi.

Solo 4 universitari su 10 seguono le raccomandazioni nazionali per il corretto consumo quotidiano di frutta e appena il 20% quelle relative all'assunzione delle giuste quantità di verdura. Soltanto l'8,5% degli studenti consuma 5 pasti al giorno, più di uno su 3 non fa colazione regolarmente ogni mattina e l'11,3% consuma quantità eccessive di caffeina. Insomma, non ci siamo proprio. 
Questo lo spaccato che emerge da una ricerca promossa dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia della Cattolica di Roma e dall'Istituto superiore di sanità, i cui dati sono stati resi noti dai risultati dell'indagine 'Sportello Salute Giovani'.
Gli studenti hanno dunque una dieta povera di frutta e verdura; fumano, consumano vino e birra ogni settimana, e non amano molto l'attività sportiva. 

Gli universitari Made in Italy non passano l'esame sullo stile di vita: la graduatoria che ci punisce
La ricerca integrale, pubblicata sugli Annali dell'Iss, ha riguardato stili di vita e comportamenti di 8.516 studenti di 10 atenei italiani (di Nord, Centro e Sud del Paese), tra i 18 e i 30 anni: 5.702 donne (67%) e 2.814 uomini (33%), età media 22,2 anni.
"Indagini come questa dell'università Cattolica, che esplora le abitudini e i comportamenti dei nostri giovani, rappresenta un prezioso strumento per poter programmare la prevenzione primaria soprattutto in vista dell'aumento dell'aspettativa di vita - afferma Walter Ricciardi, presidente dell'Iss - Questi dati ci impongono di prestare una maggiore attenzione in tutte le politiche, e non solo in quelle sanitarie, all'educazione agli stili di vita salutari. Il vantaggio è doppio, individuale e collettivo: essere anziani con un buon tempo da spendere e poter affrontare una spesa sanitaria maggiormente sostenibile".

Secondo gli esperti, basterebbero pochi interventi per migliorare la situazione: dall'offerta di porzioni di frutta e verdura al posto di calorici snack nei distributori automatici, all'incremento della disponibilità di strutture sportive nei campus universitari, all'organizzazione di corsi che educhino all'uso consapevole delle nuove tecnologie, evitandone gli abusi, a sportelli di counseling dentro gli atenei a loro disposizione. 



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