La Michelin “sgomma”, 578 lavoratori italiani a casa

04 novembre 2015, Luca Lippi
La Michelin “sgomma”, 578 lavoratori italiani a casa
Michelin, uno tra i più grandi produttori al mondo di pneumatici, ha annunciato che nei prossimi tre anni chiuderà tre siti produttivi in Europa e alla fine del 2016, toccherà al sito italiano di Fossano, in provincia di Cuneo. La crisi morde in tutta Europa e il domino degli effetti rende “unita” l’area geografica almeno in questo; purtroppo sono le “cronache” economiche a fornire i maggiori spunti di riflessione più che la Scienza Economica. In Italia, complessivamente, il gruppo francese taglierà 578 posti di lavoro entro il 2017, 400 sono le unità solo del gruppo di Fossano per il quale è prevista la chiusura entro la fine del 2016. 

Nel sito produttivo di Fossano sono impiegati 118 fossanesi, gli altri provengono dalle provincie di Alessandria e Torino. La Michelin giustifica la decisione in base ai dati dal 2009 a oggi, che registrerebbero per il sito industriale di Fossano una flessione dei volumi del 45%, che “si traduce in una situazione di cronica non saturazione degli impianti” e materie prime “oggi acquistabili sul mercato a costi decisamente inferiori”.

Lo sfacelo industriale del settore dei pneumatici in Italia è iniziato nel 1997, anno in cui la stessa Michelin chiude lo storico stabilimento di Torino Dora (attivo dal 1907). Michelin decise all'inizio del 900 di aprire a Torino, perché in Piemonte erano avviate produzioni di circa 30 fabbriche auto. Oggi a Torino c'è il museo dell'auto, e con l'auto al museo i pneumatici finiscono in bacheca. Il piano di riorganizzazione di Michelin prevede in Italia anche la riconversione delle attività degli stabilimenti di Alessandria e Torino, con la dismissione delle attività di magazzino e la chiusura dei magazzini di Tribano (Padova). Complessivamente, in Italia, sono 578 gli esuberi previsti da Michelin entro il 2017.

L’età media dei lavoratori è tra i 40 e i 50 anni, alcune decine sono donne; la riorganizzazione del gruppo Michelin è obbligata, ce ne rendiamo conto, ma sospettiamo che non essendo la prima a doversi riorganizzare non sarà neanche l’ultima e soprattutto non sarà l’ultima a procurare nocumento al mercato del lavoro in Italia. L’importante è che “la riorganizzazione di Michelin” che prevede investimenti per 265 milioni di euro fra il 2016 e il 2020 non sia vista come un’opportunità al netto del danno procurato per rifondare la capitalizzazione dell’azienda. Oltretutto bisognerà vedere se l’Italia rientra fra i progetti futuri del colosso francese. Seguiamo per le inevitabili conseguenze oltreché economiche, anche di natura sindacale. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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