Massacrò di botte la fidanzata, sconto in appello. Bruzzone: "C'è un messaggio pericoloso"

04 novembre 2015, Andrea De Angelis
Massacrò di botte la fidanzata, sconto in appello. Bruzzone: 'C'è un messaggio pericoloso'
Quattro anni di sconto di pena in appello per Maurizio Falcioni
, l'uomo accusato di aver massacrato di botte a Roma la fidanzata, Chiara Insidioso Monda, uscita dal coma dopo molti mesi e attualmente ancora sottoposta a cure. L'uomo, imputato per tentato omicidio e maltrattamenti, è stato oggi condannato a 16 anni dalla prima corte d'Appello. In primo grado aveva avuto 20 anni dal gup in sede di rito abbreviato.
Caos in aula alla lettura della sentenza. Immediata la rabbia della madre di Chiara che ha urlato contro i giudici. Il padre della ragazza ha accusato un malore e si è accasciato a terra: prima è stato soccorso sul posto e poi trasportato in ospedale in ambulanza. Le proteste sono proseguite anche fuori dal Tribunale da parte dei tanti amici della ragazza e della famiglia al grido di "Vergogna, vergogna". Polizia, carabinieri e agenti della penitenziaria sono intervenuti per evitare che la situazione degenerasse.
IntelligoNews ne ha parlato con la nota criminologa Roberta Bruzzone...

Lo sconto di quattro anni da un punto di vista giuridico era prevedibile?

«Non conosco nello specifico il caso, dunque faccio una valutazione ad ampio spettro. Quello che spesso accade in simile vicende e che man mano che si snocciolano i vari gradi di giudizio, in qualche modo non vengono più contestate alcune aggravanti che avevano contribuito al conteggio della pena inflitta durante il precedente grado di giudizio. Immagino dunque che possa essere decaduta qualche aggravante tra quelle contestate in primo grado».

Che tipo di messaggio si dà al Paese mostrando ancora una volta la disperazione e il malore dei genitori in Aula, le proteste fuori dal Tribunale, l'indignazione sul web?

«Con questo tipo di sentenze non si dà un messaggio ottimistico. Lo riscontro nella mia attività quotidiana, è sempre più difficile convincere le vittime a fare denunce, portarle a segnalare quello che accade. Per noi addetti ai lavori il ragionamento, il calcolo è comprensibile perché conosciamo bene la materia. L'opinione pubblica, la persona comune raccoglie invece questo tipo di valutazioni come elementi di ingiustizia».

Massacrò di botte la fidanzata, sconto in appello. Bruzzone: 'C'è un messaggio pericoloso'
Si parla di una ragazza che è stata quasi un anno in coma.
 

«Si parla di una ragazza che non tornerà mai più come prima perché ha riportato in seguito alle gravissime lesioni subite dei danni permanenti. I genitori si trovano in una situazione gravissima, costretti a gestire una figlia in condizioni vegetali e senza supporto, con il soggetto in questione nullatenente, dunque non c'è la possibilità di un ristoro economico per provvedere almeno alle cure di una persona che saranno continue per il resto della sua vita. La situazione è tragica».

Anche perché solitamente i riflettori si spengono subito dopo il clamore della sentenza...

«Capisce bene che tali vicende sono così frequenti che diventa difficile seguirne ognuna in modo sistematico nel corso del tempo. Storie di questo tipo vengono sostituite da altre ugualmente gravi e tragiche».

Al di là dei commenti, c'è il rischio che ad essere minata sia proprio la pena come deterrente? Questa donna è stata massacrata di botte...

«Noi ce lo sentiamo dire molto spesso da soggetti di questo tipo che tanto, alla fine, nessuno gli farà mai nulla. La pena inflitta, soprattutto se non arriviamo a casi di omicidi, è abbastanza lieve rispetto a quanto sono disposti a pagare. C'è un'attesa di sostanziale impunità da parte di questi soggetti sicuramente alta e c'è soprattutto un sentirsi al di sopra della legge. Questo è l'elemento più preoccupante. A questi signori stiamo dicendo che picchiare una donna fino quasi ad ucciderla non è poi così grave. Questo è il messaggio più pericoloso».




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