"Shopping" online, l'acquisto è sponsorizzato per la UE. Google: "Serviamo tutti"

04 novembre 2016 ore 12:31, Micaela Del Monte
Abuso di potere, è questa l'accusa che la Commissione europea ha mosso a Google. A Mountain View è infatti arrivata una dura stoccata da parte dall’Antitrust europeo, secondo cui il motore di ricerca sfrutterebbe la posizione dominante di cui gode per promuovere la sua piattaforma "Shopping". Alle spese dei concorrenti. Nel 2015 era stata mossa a Google dalla commissaria alla concorrenza dell’Unione, la danese Margrethe Vestager. Sostenne che nel settore del commercio elettronico, il colosso di Mountain View avrebbe usato il suo motore di ricerca per favorire i suoi canali di vendita “soffocando la concorrenza e danneggiando i consumatori”. In particolare avrebbe ridotto di molto il traffico di quei siti che fanno comparazione fra i prezzi, siti dai quali è partita la segnalazione alla Commissione.  
 
Ora la risposta di Kent Walker, vice presidente di Google e General Counsel, appena consegnata alla Commissione Europea. O meglio, la seconda risposta relativa ad una nuova versione delle accuse formulate dalla Ue questa estate. “I consumatori”, scrive Walker, “raggiungono i siti dei venditori in molti modi diversi: tramite motori di ricerca generalisti, servizi di ricerca specializzati, merchant platform, social media e attraverso annunci pubblicitari serviti da diverse aziende. E naturalmente i venditori raggiungono i loro clienti direttamente, più di quanto non sia mai successo in passato. Sul web mobile - e oggi più del 50% del traffico Internet in Europa avviene attraverso dispositivi mobili - le app dedicate sono la modalità più utilizzata dai consumatori per fare acquisti”.
'Shopping' online, l'acquisto è sponsorizzato per la UE. Google: 'Serviamo tutti'
 
E ancora: “La Commissione sostiene che i consumatori non vanno su Amazon per confrontare le caratteristiche dei prodotti e i relativi prezzi. Eppure Amazon fornisce strumenti proprio per fare questo, oltre alla possibilità di acquistare i prodotti e vederseli consegnare già il giorno successivo - il che rende Amazon un concorrente ancora più forte. Perciò non è sorprendente che non appena Amazon è arrivato in un determinato Paese europeo, i siti che offrono solo servizi di comparazione dei prezzi abbiano perso traffico in quel Paese”. I cambiamenti del mercato, secondo Google, generano inevitabilmente cambiamenti tra i concorrenti. E contesta i i dati che i siti comparatori di prezzi hanno presentato segnalazioni alla Commissione. I cali sarebbero frutto di normali dinamiche di mercato con aziende come Facebook, Pinterest e molte altre che hanno reinventato il modo con cui i venditori possono raggiungere i loro clienti. “Semplicemente”, conclude Walker, “non c'è alcuna correlazione significativa tra l'evoluzione dei nostri servizi di ricerca e le performance di questi siti comparatori. In definitiva, non possiamo essere d'accordo su un caso che manca di sostanza e che limiterebbe la nostra capacità di servire i nostri utenti solo al fine di soddisfare le esigenze di un piccolo numero di siti web”.

Google ha anche presentato la sua risposta riguardante un altro capo di accusa mosso dalla Commissione e relativo la piattaforma di vendita pubblicitaria AdSense al quale seguirà quella il sistema operativo Android messo anche lui sotto osservazione. “Questi casi hanno a che fare con segnalazioni e questioni di merito diverse tra loro, ma in maniera del tutto simile tengono in considerazione i reclami di pochi per giustificare rivendicazioni legali con ampie ricadute”. Tutto quello che sta è accadutonon sarebbe quindi frutto di abuso, ma la prova di una concorrenza dinamica che porta a prezzi bassi e alla possibilità di scelta per i clienti. Ora però bisognerà vedere come risponderà la Commissione Europea che sicuramente non si accontenterà di sole parole.
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