Erdogan a gamba tesa su Mosul e sull'Ue: "Non possono escluderci"

04 novembre 2016 ore 12:25, Luca Lippi
In un recente discorso tenuto ad Ankara da  Erdogan è stato esplicitamente detto che è un diritto ed un dovere, da parte della Turchia, proteggere i turcomanni da eventuali violenze e soprusi da parte degli sciiti. 
La reazione dei miliziani filo iraniani, per voce di Jawad Al Tleibawi non si è fatta attendere, in concreto hanno fatto sapere che qualsiasi forza militare turca sul territorio iracheno verrà considerata come nemica a tutti gli effetti.
A parte le schermaglie verbali, Mosul, e la sua liberazione dal Daesch diventa una questione centrale, obiettivo principale liberare la posizione che è stata sino a ora la roccaforte di Al Baghdadi in Iraq, in ultima analisi è anche la ‘prova del nove’ per cercare di far convivere sunniti e sciiti.
In concreto le milizie sciite, sotto il controllo diretto da Teheran, stanno già combattendo insieme all’esercito iracheno affiancato da truppe americane e dai peshmerga curdi.
l'Iran da diverso tempo ha dimostrato la volontà di ricavarsi un ruolo di controllo nel territorio nord-iracheno, sono questioni di ingerenza geopolitica, e la liberazione di Mosul è sicuramente un’occasione irripetibile. 
Tuttavia per evitare che la seconda città dell'Iraq sprofondi nel baratro delle vendette e delle divisioni, è stato già previsto (per il momento) che le milizie sciite non entrino nella città dopo la sua liberazione.

Erdogan a gamba tesa su Mosul e sull'Ue: 'Non possono escluderci'

La tensioni fra Turchia e Iran comunque crescono, nelle ore scorse le milizie sciite hanno attaccato la cittadina di Tal Afar che si trova a circa 40 km a ovest di Mosul e conta circa 200.000 abitanti, popolata da una comunità di etnia turcomanna. Una circostanza che ha provocato le reazioni del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan.
A Teheran non hanno gradito affatto il recente accordo che Putin (sino a ieri loro alleato di ferro) ha fatto con Erdogan. 
È stato questo un evento che ha fatto salire vertiginosamente la tensione tra i due Stati.
A questo si aggiungono vecchie ruggini di carattere ‘storico’, dalla fine della prima guerra mondiale (da quando l'Impero Ottomano si è disgregato) sino a oggi la Turchia è determinata ad approfittare dell’ instabilità politica nella regione mediorientale per allargare il controllo e l’influenza soprattutto in Siria e in Iraq
In sostanza, la Turchia non ha mai smesso di sentirsi la padrona assoluta di quasi tutto il Medio Oriente, cosi come lo è stata per secoli durante la dominazione ottomana.
A sapere quali sono le reali intenzioni di Erdogan! Se quello che emerge dalle sue strategie è realistico, e cioè quello di un nostalgico ritorno all'era dei sultanati che hanno letteralmente sbranato per secoli il Medio Oriente, allora cozza irrimediabilmente con la richiesta di uno Stato che vuole entrare nell’Unione europea. 
di certo non ha un atteggiamento 'amichevole' nei confronti dell'Ue ricattandola con la richiesta di liberare i visti turchi, o Ankara è pronta a stracciare l'accordo sui migranti.
Dagli sviluppi delle tensioni odierne e se mai ci sarà una guerra avremo contezza di quelle che sono le reali volontà di Erdogan.
Al momento sta continuamente alimentando tensioni, e le minacciate azioni interventiste in Iraq inevitabilmente procureranno la reazione Iraniana, uno scenario assai pericoloso soprattutto per la Turchia giacché sul territorio la presenza di fedeli sciiti è assai maggiore del 50%.

autore / Luca Lippi
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