Ankara minaccia la Ue: "Visti o salta l’accordo migranti"

04 novembre 2016 ore 12:29, Luca Lippi
Dura la reazione di Ankara dopo la scadenza di giugno e poi di ottobre per la liberalizzazione dei visti ai cittadini turchi. "La nostra pazienza sta finendo. Non aspetteremo fino alla fine dell'anno" per sospendere l'accordo con l'Ue sui migranti.
La nuova minaccia di Ankara nel braccio di ferro con l'Europa arriva dal ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, durante la sua visita in Svizzera, in un'intervista alla Neue Zürcher Zeitung. 
Dopo aver visto sfumare le scadenze di giugno e poi di ottobre, proclamate unilateralmente dagli emissari del presidente Recep Tayyip Erdogan, adesso la Turchia promette di fare sul serio.

Il fatto
La Turchia ha firmato un accordo in marzo con l’Ue che ha di fatto bloccato l'afflusso di migranti in Grecia, riducendolo a una media giornaliera di poche decine, torna dunque in bilico. 
Ora le minacce turche di disattendere l’accordo tornano alle cronache anche se più volte nei mesi scorsi minacce simili non hanno sortito effetti.
Poi c’è stato il fallito golpe del 15 luglio, la Turchia ha chiarito che non vede margini per una revisione della normativa antiterrorismo, criterio incluso tra i 72 previsti da Bruxelles per l'esenzione dai visti. Ma Erdogan sembra pronto al braccio di ferro.
Martedì, Ankara ha annunciato di aver avviato il rilascio dei passaporti biometrici, soddisfacendo così un altro dei requisiti tecnici richiesti dall'Ue. 
A ‘mozzichi e bocconi’ Erdogan gioca a tirare e lasciare la corda con Bruxelles cercando di arrivare alla fine dell’anno in una posizione adeguata per ritrattare qualche punto dell’accordo di marzo.

Ankara minaccia la Ue: 'Visti o salta l’accordo migranti'

Nelle ultime ore, è tornata a salire la tensione tra Ankara e Berlino. Un duro attacco è giunto direttamente da Erdogan, che ha accusato la Germania di essere "diventata un posto dove i terroristi si rifugiano", dopo che il ministro della Giustizia tedesco ha ipotizzato che potrebbe essere negata l'estradizione in Turchia di sospetti accusati per motivi 'politici': "Siamo preoccupati che la Germania, che ha preso sotto la sua protezione membri delle organizzazioni terroristiche Pkk (curdi) e Dhkp-c (marxisti), diventi adesso un cortile di Feto", la presunta rete golpista turca di Fethullah Gulen.
Sotto traccia, c'è anche l'irritazione di Ankara per la notizia (ma non troviamo conferme ndr) della concessione di un un 'passaporto temporaneo' all'ex direttore del quotidiano di opposizione laica Cumhuriyet, Can Dundar, 'bestia nera' di Erdogan per lo scoop sul passaggio di armi degli 007 in Siria, ricercato in Turchia anche con l'accusa di legami con i 'gulenisti'.

La Ue non risponde, ma replica la Germania
"Non posso certo mettermi a correre dietro alle dichiarazioni di Erdogan",  è stata la replica affidata da Berlino al proprio ministro degli Esteri, Frank-Walter Steinmeier. "E' nostro desiderio continuare a mantenere con la Turchia rapporti stretti e costruttivi", ha proseguito Steinmeier, "ma questo non deve condurci a tenere la bocca chiusa quando sono minacciate le libertà di stampa, di espressione e di opinione", ha concluso, ricordando la chiusura di uno dei grandi giornali laici del Paese chiuso da Erdogan nei giorni scorsi. Un fatto che Angela Merkel aveva definito "estremamente inquietante".

autore / Luca Lippi
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