La password della settimana: Pop

04 novembre 2016 ore 12:36, Paolo Pivetti
Pop è un aggettivo qualificativo, come quando diciamo per esempio “Renzi è pop”, “Berlusconi è pop”, “Ruby Rubacuori è pop”, “D’Alema non è pop”, “Andreotti non era pop”, “Forse Cossiga era pop” eccetera. Ma può anche essere un sostantivo, come quando diciamo semplicemente “Il Pop” per indicare una tendenza artistica, una scuola di pensiero, una scelta di gusto o un’intera epoca storica. Il Pop ha cambiato il nostro modo di vedere la vita. Ma che cos’è?
La password della settimana: Pop
Il termine Pop nasce nell’arte figurativa anglosassone, a cavallo degli anni Cinquanta, per denominare una corrente molto importante, la Pop-art, nata in risposta alla crisi dell’astrattismo. Proprio per salvarsi dal soggettivismo spesso cervellotico degli astrattisti l’arte cercò riparo tornando al figurativo. 
E lo trovò proprio attraverso il linguaggio dei mezzi di comunicazione di massa. Le immagini prodotte dal cinema, dalla televisione, dalla pubblicità, e anche gli oggetti commerciali stessi, cioè i prodotti che il consumatore trova in vendita sugli scaffali dei supermercati, generati da una civiltà consumistica, diventavano i protagonisti e contemporaneamente il materiale espressivo di questa nuova forma artistica. Famose sono le opere di Roy Lichtenstein, ottenute ingigantendo dettagli di fumetti fino a mostrarne il retìno; le composizioni pittoriche di James Rosenquist, asimmetricamente drammatiche e sempre ispirate a temi della cronaca giornalistica; la Campbell Soup di Andy Warhol, e dello stesso artista le infinite variazioni sulle riproduzioni seriali di ritratti: celebri dive, famosi politici.
Anche l’”Ago e il filo”, la tanto contestata scultura di Claes Oldenburg, che con la sua monumentale plasticità è venuta a ravvivare uno spazio casuale di fronte alla Stazione Nord di Milano, dando un significato unitario e uno stile a tutto piazzale Cadorna, è pura arte pop.
Dall’arte figurativa la tendenza Pop dilagò poi nella musica, ma qui i confini sono meno definiti date le sovrapposizioni e gli intrecci con il rock e con altri generi.
Tutte queste premesse per dire che sarebbe troppo banale e riduttivo spiegare il termine pop come abbreviazione di popular, cioè popolare.
Pop è una categoria dello spirito, uno stile, una scelta di vita; è certamente un termine misericordioso, indulgente, inclusivo. Tanto per fare un altro esempio, forse che papa Francesco, non è anche lui pop?
Siamo tuttora, e pienamente, in un’epoca pop. Anzi, forse i nostri storici e politologi, ancora indecisi se collocare l’Italia d’oggi nella definizione di seconda o di terza repubblica, dovrebbero accettare l’unica idea plausibile: né seconda né terza, siamo la Repubblica Pop.


autore / Paolo Pivetti
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