Tiziana Cantone, Tribunale condanna Facebook. Meluzzi: “Ma attenti all'effetto ‘grande fratello’"

04 novembre 2016 ore 16:44, Lucia Bigozzi
"Credo che chiunque faccia comunicazione abbia delle responsabilità", è una delle forme di censura più implacabile, pervasiva e totalitaria che l’umanità abbia conosciuto”. Non ha dubbi Alessandro Meluzzi, criminologo e psichiatra che con Intelligonews analizza il caso di video hard finiti sui social, partendo da un tragico fatto di cronaca, quello di Tiziana Cantone e commenta la notizia del giorno: secondo il giudice "Facebook doveva rimuoverli". 

Il caso della ragazza suicida dopo i video hard: il giudice dice che dovevano essere rimossi dalla piattaforma social ma alla fine non viene fatto mentre vengono rimossi i video con le famiglie. C’è qualcosa che non va nei social? 

"Credo che chiunque faccia comunicazione abbia delle responsabilità perché credo che il meccanismo dei social, se vogliamo evitare di vivere in una società orwelliana, sia anche quello di essere autoregolarsi da un sistema di civiltà, di gusto, di senso del limite. Ad esempio, se qualcuno vuole essere certo che il proprio amplesso sessuale non finisca in rete per opera di un ex partner, farebbe bene a evitare che questo accada. Allo stesso modo, ci dovrebbe essere una seria assunzione di responsabilità da parte di chi lo fa. Pensare che tutti i social debbano dotarsi di un algoritmo perfetto per stabilire quanti centimetri di pelle possono essere esposti e se l’interessato è d’accordo o no, mi pare uno scenario un po’ inquietante, una sorta di censura universale in cui dovremmo esaminare, come avveniva negli anni ’50 per le pellicole di celluloide o per la carta stampata tipo ABC, la qualità e il senso delle immagini messe in circolazione". 

Cosa c’è e cosa occorre introdurre nella normativa per aiutare i giudici ad intervenire anche con giuste pene? 

"Cominciamo ad affidare questa responsabilità ai singoli, altrimenti una società come un ‘grande fratello’ che vigila su tutto e su tutti, stabilendo cosa è bene e cosa è male, mi spaventa più che il rischio che qualcuno che ha scelto di realizzare queste immagini le veda pubblicizzate al di là dei confini che aveva stabilito". 

Però il punto è che da alcuni social sono stati rimossi video di famigliole, logo di maschietti e femminucce dalle porte dei bagni.  Lo abbiamo visto con il Family Day. Qual è la sua valutazione? 

"A me tutte le censure danno l’orticaria… ".

Tiziana Cantone, Tribunale condanna Facebook. Meluzzi: “Ma attenti all'effetto ‘grande fratello’'
Resta il fatto che i video con famigliole sono stati rimossi.

"Questo dimostra che la cultura politicamente corretta è molto più bigotta e molto più beghina di quella relativa a certe letture legate alla sessualità tradizionale. In altri termini, il bigottismo di fronte al politicamente corretto stile clintoniano, è una delle forme di censura più implacabile, pervasiva e totalitaria che l’umanità abbia conosciuto". 

Ma allora è cambiato anche la proiezione del concetto di bigottismo nel senso che oggi è da bigotti pensare che si nasca maschi e femmine ma non realizzare video hard poi messi sui social. Non c’è qualcosa di rovesciato? 

"L’immagine del bigottismo è la pubblicità di un’azienda di mobilio del Nord Europa che diffonde famigliole come dire, di vario genere, mostrando come deve essere la società del futuro in una forma di rappresentazione che neanche nei filmini del catechismo della ‘Don Bosco’ si erano visti quanto ad atteggiamento conformista e retrivo". 

Come difendersi dal sexting? 

"Se uno vuole custodire il proprio corpo, anzitutto cominci con il custodirlo; se invece uno vuole esibirlo lo faccia. Per me sono plausibili entrambi i comportamenti; quello che trovo ridicolo è che qualcuno lo esibisca ma decida di stabilire con precisione i confini e i contorni in cui deve essere esibito. Se un’immagine viene rubata si tratta di furto, ma se viene condivisa e si decide che la devono vedere quattro amici e invece la vedono 4 milioni di nemici, questo fa parte della responsabilità di chi l’ha realizzata". 

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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